Clio
Marzo 31, 2008- Perché piangi, amica mia? Non abbiamo nome né forma, e non siamo che fango.
- Increspature. Siamo increspature.
un blog di vanni santoni
- Perché piangi, amica mia? Non abbiamo nome né forma, e non siamo che fango.
- Increspature. Siamo increspature.
VIA CECIONI - La gente non immagina quanto può fare male un “no, a te la macchina non la presto.”
[passa la Madonna]
Iside: “Com’è bella..!”
Astarte: “Chi, miss purezza? Io la trovo insopportabile.”
Era: “Vero? E’ tutta scena, son sicura. E’ qui solo perché si è sposata bene, ma…”
Astarte: “Ma bene BENE, eh!”
Era: “Si, bene. Comunque, dicevo, alla fine si dà tante di quelle arie… Anche questa storia di non truccarsi: di fatto è snobismo, altroché.”
Iside: “Boh, a me sta simpatica.”
Era: “Che discorsi! E’ te senza bigiotteria.”
Iside: “Guarda che è tutto oro zecchino, ciccia!”
Era: “Dai, facevo per dire..!”
Astarte: “E’ nuovo, lo scettro?”
- Scusa ma devo troppo raccontartelo lo sai quella troia cosa mi ha detto di te, e dopo tutto quello che ho fatto per lei, e poi come mi guardava, io veramente… Oh, ma mi ascolti?!
- ॐ
Sa di latte, piange la notte.
Federico, trentadue anni, impiegato in una società di consulenza finanziaria, entra in un ristorante di livello discreto con la sua ragazza cinese. Per avere una palla sola, si è sistemato niente male, pensa un cameriere di lì, che lo conosce fin da piccolo.
- Posso giocare con voi anche se ho “un occhio morto”!
- E invece no!
Il ragazzo magro: “Se avessi saputo che portavi la tua ragazza, anch’io avrei potuto portare la mia.”
Il ragazzo col cappotto: “E portala, no?”
Il ragazzo magro: “Non la porterei mai a una serata del genere.”
BORGO SAN LORENZO - Lauro cammina e pensa. E’ in uno di quei vortici in cui buone idee, intuizioni e sagge valutazioni si alimentano l’un l’altra. Poi dalla TV di un bar a bordo strada le immagini di una ignota partita lo rapiscono. Per un attimo se ne vergogna (ma bisogna ammettere che quella mezz’ala francese là, è una iena, è!).
Huxley: “Sei una fava a non prenderlo, ora saremo discordanti per il resto della serata!”
Kundera: “Non lo prendo perché io prendo solo gocce.”
Huxley: “Guarda che contano i μg, non il formato.”
Sartre: “Scusate, ma… Dove siamo?”
Kundera: “Aldous, ognuno deve fare come si sente.”
Hemingway: “La giusta maniera di fare non è un concetto vano. Che poi il modo giusto, a cosa compiuta, risulti anche bello, è un fatto accidentale.”
Kundera: “Ma cosa dice questo? Meno male che lui queste cose non le faceva! Siete sicuri che non sia rimasto sotto?”
Huxley: “Shhh… Lascialo stare, dài. Vorrei vede’ te dopo trenta elettroshock.”
[ V - continua ]
Scontro: 4/32
Cronaca: Antonio Inoki (L’Uomo Tigre)
Commento tecnico: Sloth il prete (Piers Plowman)
Angolo bianco: Raoul (Ken il guerriero)
Angolo nero: Robin Hood (Leggende popolari inglesi)
Arbitro: sir Walter Scott
- Salve e benvenuti al quarto incontro del Budokai Royale da Antonio Inoki e Sloth il prete!
- Aye, aye!
- All’angolo bianco abbiamo un nero cavaliere di tremenda fama: Raoul, noto anche come “Re di Hokuto” e “Grande Re”…
[si odono urla strazianti e grida di aiuto]
- …Cosa sono queste urla, Sloth?
- He doth ryseth up wit’ evil deeds! Il palazzetto si è riempito di sgherraglia crestata del Re di Hokuto! Stanno marchiando a fuoco tutti gli spettatori con il suo simbolo! Per chi rifiuta c’è la morte!
- Un’entrata in scena degna della sua fama…
[si ode un lieto cantare]
- … Ma laddove un nero tiranno opprime le brava gente, al grido di “tally-ho, tally tally, tally ho” apparirà sempre lui! Nell’angolo nero sono felice di presentare il gaio fuorilegge Robin di Loxley, noto anche come Robin Goodfellow, ma celebre col nome di Robin Hood!
- I ken rimes of Robyne Hude!
- Sai dirci qualcosa di più, Sloth?
- E’ consolante vedere che non hai mai smesso di essere un provinciale.
- E tu cosa credi, di non esserlo più solo perché hai avuto un poco di successo?
- No, no. Io lo so bene che sono rimasta com’ero. Anzi, sono peggio. Solo, mi terrorizzava l’idea che tu potessi diventare, in mia assenza, migliore di me.
Sua madre è ormai demente; una piaga.
Quest’anno lo hanno preso, cassiere alla Standa.
Cinquant’anni suonati e non si sgancia mica dal battuage.
La sera porta un coltello a farfalla, e qualche volta lo usa pure.
Trentaquattro anni, o almeno così dice. Ha smesso di insegnare danza a causa delle febbri, che si erano fatte sempre più frequenti. Veste di stracci indiani e vecchi tailleur neri di sua madre. Va al cinema una volta l’anno, il primo di maggio.