VIA CAVOUR (Corriere Fiorentino di domenica 16 marzo 2008)
- Me lo vuoi dire dove si va?
- E se ti fidassi, una volta tanto?
- Amore, non è che non mi fido, è che mi piace saperle prima, le cose.
- Te l’ho detto: in un posto in via Cavour. Gira di qua!
- Alla Marzocco?
- Non c’è più; ora c’è la Martelli. Dai, seguimi.
- Non mi porterai mica al banchino dei libri? Una volta ci presi un VHS di Taxi Driver e non funzionava!
- Ma ti pare che ti porto al banchino dei libri? E poi, te l’ho detto, è in via Cavour, non in via Martelli.
…
- Ah! La mostra di Ottone Rosai! Ci sarà lo sconto studenti?
- Non sei mica più, studente.
- Tò! Ma la tessera ce l’ho ancora!
- Comunque, no, niente Rosai. Tanto l’hanno prorogata, ci si tornerà. Dài, cammina.
- Non mi dire che vuoi andare a studiare alla biblioteca Marucelliana! L’hai detto te, io studente non sono più… E comunque quel posto non m’ha mai sconfinferato. Troppo serioso!
- Ma secondo te, usciamo e poi vado a studiare? Via, su.
- Al cinema-teatro della Compagnia, allora! Buona idea, un’ultima visita prima che chiudano anche questo.
- Veramente, l’hanno già chiuso. Dài, siamo quasi arrivati.
- Ho capito! Vuoi andare in San Marco a vedere le cappelle affrescate dal Beato Angelico! Una di quelle cose che tutti i fiorentini sanno che c’è ma nessuno c’è mai stato. Bella idea.
- No. Te l’ho detto, è in via Cavour. Comunque, siamo arrivati.
- “Museo dei serial killer e pena di morte”… Dico, ma scherzi?
- No. Dài, entriamo.
- Di tutte le boiate…
- Non fare storie. Hai promesso che mi accompagnavi.
- Guarda, non so se mi manda più in bestia il fatto che a Firenze ci sia mercato per un museo del genere o il fatto che tu ci voglia andare.
- Non giudicare prima di vedere. Salve. Due biglietti, per favore.
- Sconto studenti, eh!
…
- Non t’è garbato?
- Senti, amore, se volevo vedere una scarrellata di bambolotti, andavo da Dreoni giocattoli, qui accanto. E poi, solo tre stanze?
- In effetti era piccino…
- E poi: che ci dicono la sedia elettrica, il lettino da iniezioni e la camera a gas nella stanza in fondo? Stanno lì a dire che anche lo stato può essere un serial killer, o a rassicurarci che tutti quei birboni che ci hanno mostrato hanno fatto la fine che meritavano?
- In effetti non è che fosse moralmente limpidissimo…
- Ma soprattutto: mi fai un museo sui serial killer qui, e non dedichi almeno una stanza al Mostro di Firenze? Ma si scherza davvero? Sembra fatto in serie: scommetto ce ne sono altri, uguali, in altre città.
- In effetti si… Oh, guarda: la maglina di Charles Manson! Me la regali?
- La camicia di forza, ti regalo!
Tags: beato angelico, charles manson, corriere fiorentino, piazza san marco, vanni santoni, via cavour, via martelli



Marzo 18, 2008 a 2:10 am
Secondo me ti querelano. Comunque il banchino dei libri è (soprattutto era) abbastanza valido.
Marzo 18, 2008 a 4:05 am
Esiste una cosa chiamata diritto di critica.
Quando ci fu un tentativo di portare me mi rifiutai, ma per scrivere questo pezzo il museo l’ho visitato. Sebbene le mie posizioni siano molto meno rigide di quelle del protagonista (si può discutere sulla qualità di una esposizione, ma se una cosa c’è e prospera, è segno che a qualcuno interessa, il problema è casomai l’impoverimento dei gusti del pubblico, non chi a tale pubblico si rivolge), il museo è davvero una grossa delusione. Pochi bambolotti in stile museo delle cere raffiguranti i più noti serial killer, oggettistica macabra (ex. bacheche con finte teste forate da un proiettile), tutto realizzato in modo molto grossolano, didascalie comprese, puntando quasi esclusivamente sull’istinto voyeuristico del pubblico.
Marzo 18, 2008 a 1:05 pm
Per intanto ti ringrazio, l’altro giorno passandoci vicino sono quasi stato tentato e tu invece mi hai risparmiato la perdita di tempo… E immagino che il sedicente museo di Leonardo, lì accanto, non sia più serio.
Una sera in pizzeria sono stato seduto (credo) accanto al ferrarimunito proprietario del museo del post… non vado oltre per non esser querelato a mia volta…
Marzo 18, 2008 a 1:51 pm
Non credo che chi ha messo su questo museo abbia alcuna pretesa di vederne riconosciuta la qualità: come tipo di intrattenimento è sostanzialmente un “tunnel dell’orrore” in chiave moderna. E funziona, dal momento che era pieno di ragazzi. Come ho detto sopra, a mio il problema è nel pubblico, non in chi gli dà quello che (evidentemente) vuole.
Marzo 18, 2008 a 3:58 pm
Caro Santoni, la sua rubrica “sulla strada” è degna di plauso.
Marzo 18, 2008 a 6:23 pm
Hemm… mi sa che questo Ben è il proprietario del museo… ;-D
Marzo 18, 2008 a 7:04 pm
Alla biblioteca marucelliana c’ho studiato dei mesi come un ragno… Veramente seriosa però!
Aprile 24, 2008 a 10:09 am
il lavoro di questo pseudo giornalista mi sembra un pò sommariop visto che a quanto so il museo dei serial killer è molto curato nei particolari ed inoltre è ben chiara la “morale” del tutto, soprattutto per quanto riguarda la pena di morte….
molto probabilmente chi ha scritto questo articolo si è basato soltanto sull’apparenza, e a quanto ho capito, non ha nemmeno ascoltato l’audioguida che viene fornita insieme al biglietto…. spiega infatti molto bene il significato dell’intera mostra.
Aprile 24, 2008 a 2:10 pm
ma dai, jappo, quel museo è una vergogna! Mai speso peggio 10 euro…
Aprile 25, 2008 a 1:44 am
@jappo: il pezzo è un racconto dove i personaggi esprimono un loro punto di vista che non necessaramente corrisponde a una recensione del luogo. La questione su cui verte il pezzo è piuttosto il fatto che a Firenze – e specificamente in via Cavour – un museo del genere abbia un pubblico, e non la valutazione del museo in sé.
Detto questo, se mi fosse stato chiesto di fare un reportage giornalistico, mi sarei limitato a dire che 12 euro (tanto per fare un paragone entrare agli Uffizi costa 6 euro e 50!) per visitare due stanze piene di pupazzi di mediocre fattura e diorami macabri (di pessima fattura) sono del tutto fuori luogo.