Le strade di Firenze – IX

Aprile 29, 2008

VIA RICASOLI (Corriere Fiorentino di domenica 27 aprile 2008)

Via Ricasoli è forse la strada dove il visitatore occasionale di Firenze trascorre più tempo: in coda, per entrare alla Galleria dell’Accademia e vedere il David. Nessuno ricorda granché di una via in cui è stato solo in coda. In via Ricasoli si aspetta. Nessuno si preoccupa di indagarne il nome, di scoprire che lo prende dai baroni Ricasoli da Brolio, il più celebre dei quali fu quel Bettino Ricasoli che non si tolse il cappello di fronte al Granduca Leopoldo II, e qualche anno più tardi fu il secondo presidente del consiglio del regno, dopo il Cavour. Nessuno esplora via Ricasoli, nessuno la gode. Si arriva, ci si mette in fila, si punta lo stretto accesso alla Galleria e la sua bacheca nera degli orari, fatta con i caratteri di plastica a incastro. Al massimo, dopo, si va nel negozio dove vendono la riproduzione del David – originale, nel senso: “originale del Giannelli” – oppure si ripiega per quella, più economica in quanto cinese,


dei banchetti intorno. In pochi si prendono la briga di attraversare di nuovo la via a ritroso, e scoprire Palazzo Gerini con le sue sette finestre inginocchiate, il Teatro Niccolini ingiustamente abbandonato a sé stesso o tantomeno Palazzo Pucci o Casa Poccianti. Qualcuno, magari, in vena di spese, entrerà in una delle tre librerie della via: la libreria evangelica, la Libreria Editrice Fiorentina, o meglio ancora l’antica libreria Gozzini, che a dispetto dell’ingresso umile custodisce centocinquantamila volumi di pregio, stampati dal quindicesimo secolo a oggi.
Tutti, però, incapperanno nel principale mistero di via Ricasoli. Lungo la via ci sono molti giovani nordafricani che vendono stampe. Evidentemente chi è appena uscito dalla Galleria dell’Accademia è più propenso a comprare una stampa rispetto a una falsa borsa di Gucci, si dirà. Vero. Ma quello che colpisce è la selezione di stampe. Accanto all’ovvio David, alla Venere di Botticelli, ai panorami di Firenze, molti con i colori del tutto cambiati, accanto all’Uomo Vitruviano, tra gli angioletti di Raffaello e quelli di Bouguerau, ci sono anche quadri la cui presenza è quasi inquietante: un branco di cavalli, un nudo di schiena, una ballerina, un mare cobalto. Tutti lavori di poco o nessun valore artistico, eppure smerciati di fronte all’Accademia da anni, il che fa presumere che di ciascuno vengano vendute intere risme. E’ mai possibile che quei quattro disegnacci possano vendere meglio di una riproduzione, di un Giotto, di un Masaccio, di un Piero della Francesca? Mi avvicino e sbircio le firme degli autori. La terribile ballerina è firmata “Yosef Laieiam” (cerco su Google: nessuna traccia); la donna di schiena “Philip Bodolay” (anche qui, buio pesto), il mare cobalto “Hooper”. Google mi dà un indizio, dopo un’altra ricerca finisco sulla pagina personale di tale Moira Hooper, una pacifica signora della Cornovaglia che, si legge, “ha conseguito il diploma all’istituto d’arte di Falmouth nel 1999”. Chissà se immagina di essere venduta ogni giorno in via Ricasoli, al posto di Giotto, Piero e Masaccio.

Tags: , , , ,

3 Risposte a “Le strade di Firenze – IX”

  1. looplab Dice:

    ce ne sarebero di cose da dire su via ricasoli e chi c lavora!

  2. Anonimo Dice:

    CCC


Lascia una Risposta