Le strade di Firenze - X
Maggio 6, 2008VIA PIETRAPIANA (Corriere Fiorentino di domenica 5 aprile 2008)
Via Pietrapiana potrebbe sembrare una via collocata nel passato. C’è un “centro arredotessile” a caratteri cubitali, e noi non siamo più abituati a vedere scritte così grosse che non facciano capo a nomi di multinazionali o grandi catene; ci sono le poste, con quell’aria burocratica: l’edificio pare importato con un ponte aereo direttamente da Berlino est; in via Martiri del popolo, addirittura, si intravedono un negozio “Ottica foto” e un’insegna “Confezioni”. Tutto è anni ’70, eppure via Pietrapiana è una via contemporanea. Una via che dice molto della Firenze di oggi, tra tante vie che dicono molto della Firenze del ‘500. E non è contemporanea solo perché d’estate, sotto la Loggia del Pesce, apre un baretto coi dj-set (e i mojiti a otto euro): il fulcro – assolutamente involontario – della contemporaneità di via Pietrapiana è la Standa.
La Standa di via Pietrapiana è l’unico vero supermercato del centro.
Nell’unico vero supermercato del centro vanno tutti quelli che in centro ci vivono e non hanno modo di andare altrove. Tutti quelli senza automobile, tutti quelli che non hanno voglia di
accollarsi lo sforzo necessario a far la spesa in un posto più conveniente, come le molte Esselunga e Coop poco fuori dal centro-centro.
Alla Standa hai il polso della Firenze straniera. Perché gli stranieri vengono a stare in centro. Gli studenti, meno, ora che li hanno cacciati buttando le facoltà a Novoli o a Sesto e trasformandole in esamifici (prendi l’autobus – frequenta – dai l’esame – levati di torno che tanto qua non c’è altro da fare), ma gli stranieri sono ancora tutti qui. Tutti questi studenti e studentesse d’arte che a migliaia ogni anno vengono a farsi tre, sei, o dodici mesi all’ombra della cupola del Brunelleschi, di giorno fanno la spesa alla Standa di via Pietrapiana.
In genere, lo studente Standa è donna. In genere, la studentessa Standa è americana. Ha le infradito perché è convinta di essere in un paese tropicale; porta un vestitino estivo, verde pisello, o giallo canarino, o con motivi comunque colorati; ride molto ma a tratti si pianta perplessa davanti a uno scaffale; compra moltissimi vini, rigorosamente a caso (va molto il rosé, che nessun fiorentino compra mai. Probabilmente tutto il rosé della Standa viene acquistato da cittadini stranieri), pasta di ogni genere, meglio se grossa e dalle forme astruse, amari Ramazzotti, bottiglie di Fernet Branca e snack preconfezionati. È forse per queste ragioni che il fiorentino che si trova a far la spesa alla Standa tende a valutare questi ospiti come superficiali o peggio sciocchi, peccando non solo di superbia (cosa di cui purtroppo non può fare a meno) ma anche di stupidità, che invece questa gente, che di certo ama l’arte e la cultura – altrimenti andrebbe in spiaggia invece che venir qui – se trovasse accoglienza diversa che la sola vendita di alcolici fino all’esaurimento (delle scorte, della nottata o della tempra), potrebbe forse dare alla città quello spunto di vita che da un po’ di tempo – cinquecento anni, più o meno – manca all’appello.
Tags: corriere fiorentino, Firenze, strade di Firenze, vanni santoni, via pietrapiana

Maggio 6, 2008 a 12:37 pm
Anche se sai che non comprerò mai il quotidiano per leggerti….
è sempre meglio!!
Maggio 6, 2008 a 2:09 pm
io che vado a far spesa da magi market mi sento molto molto sfigata
Maggio 12, 2008 a 9:16 am
è passato molto tempo dall’ultima volta che sei andato alla Standa in via Pietrapiana vero?
Le americane con l’infradito e i rosè sono il lato folkloristico della clientela…fatti un giro e poi ne riparliamo.
Maggio 12, 2008 a 1:18 pm
ci vado invero ogni giorno