VIA PANICALE (Corriere Fiorentino di domenica 12 maggio 2008)
Mi chiamo Remigio, ho cinquantadue anni e sono ateo da quaranta. O meglio, tale mi professavo fin da quando, dodicenne, trovai più attraenti i biliardi del circolo rispetto alle navate della chiesa. A quei tempi vivevo a Firenze sud, e sognavo di andare a stare in centro. Ci sono voluti trent´anni e un prepensionamento, ma alla fine l´ho fatto: ora vivo in via Santa Reparata, che é un po´ l´argine vivo di quel processo di trasformazione in corso nel centro. Quando vivi in periferia vedi il centro immutabile come i suoi palazzi, poi ci vai a stare e ti cambia sotto il naso. Qualcuno questo cambiamento lo chiama degrado; certo é che se sposti tutto in periferia e lasci solo le vetrine, qualcosa prima o poi succede. Santa Reparata é l´argine: se vuoi vedere come diventerá non hai che da andare in via Panicale. Io ci vado quasi ogni notte, a mangiare un kebab, che la moglie non ce l´ho piú, ho solo una sorella che mi invita a pranzo la domenica, e di “paninari” fiorentini che abbiano voglia di aprire di notte, non ce n´é uno. Il kebabbaro di via Panicale mi piace anche perché vende la birra: da ateo mal
sopporto quelli che impongono la coca-cola a me per motivi religiosi loro. Certe volte quando scendo le scale incontro quello del primo piano, che rientra dalla passeggiata col cane: “vai a prendere un panino nella casbah?” mi dice ogni volta. E ogni volta io preciso: “nella medina.” Borgo Medina. Perché via Panicale non é una via ma un borgo: sta infatti fuori dalle porte delle penultime mura, quelle del 1172. Una volta, sotto una delle due madonne di Borgo Medina una signora
anziana mi disse, additando un gruppo di giovani stranieri sui loro motorini: “Chissá che ne pensa lei.”
“Io credo che non pensi proprio nulla,” risposi.
Nonostante il mio ateismo militante, non manco di apprezzare le chiese. E proprio sulle chiese sono caduto. All´angolo tra via Panicale e via Guelfa, c´é una chiesetta intitolata a San Barnaba. Tante volte mi sono fermato sul suo scalino a mangiare il mio panino. Quasi ogni volta, alzandomi, ne ho ammirato il portale trecentesco fregiato dagli stemmi del Comune, del Capitano del Popolo e della Parte Guelfa, e dalla terza madonna di via Panicale, quella robbiana. Tante volte mi ero fermato a guardare, ma non c´ero entrato mai, che di notte è chiusa.
Domenica scorsa, peró, mia sorella mi dice che sta poco bene e quindi niente pranzo: vado a farmi un kebab di mezzogiorno. Il cortile della chiesa é affollato. Tutti orientali. Filippini. Mi piglia la voglia di curiosare. Spingo una delle ante di della porta interna, qualcuno di là si sposta per farmi entrare. Dentro c´é tanta gente come non ne ho mai vista in una chiesa. Neanche a un matrimonio, neanche alle messe di quand´ero piccolo, a Firenze sud. Un filippino mi guarda stupito, quasi preoccupato. Sorrido. Quello mi fa capire a gesti che me ne dovrei andare.
“Come sarebbe a dire?”, mi scaldo.
“Qui solo cattolici,” risponde quello.
“Guardi che io sono cattolico,” rispondo.
Accidenti. Fregato con le mie mani.
Il filippino mi lascia entrare. Mi trovo un posto in un angolino.


