- Ecco, questo è davvero troppo! In casa mia, vieni a farmi queste cose!
- Enio, lascialo stare!
- Zitta te! Ora gli dò una lezione, che non se ne dimentica!
- Sei invitato a provarci, disse Pierluigi con una freddezza artefatta, e goffa.
Enio gli si lanciò addosso, rosso in viso e simile, nell’impeto, a una fiera; costui però lo lasciò fermo a metà slancio, centrandolo sul naso con un destro d’incontro.
- Quante sigarette hai fumato negli ultimi trent’anni?
Non si sarebbe detto che ci fosse ancora del sangue, nel corpo di Enio, che non fosse già affluito al volto: c’era. Paonazzo, reso folle dalla vergogna, si scagliò di nuovo sul suo bersaglio. Pierluigi si spostò con destrezza alla sua destra e, con una cattiveria che non ci si aspetterebbe da un nipote, lo colpì al fianco con un calcio poderosamente assestato. La punta dello stivale affondò nella ciccia: si sentì un brutto rumore, come una sorda rottura, e subito dopo il piede parve rimbalzare indietro con forza anche maggiore di quella con cui aveva colpito. Enio sboccò del sangue e cadde penosamente sulle ginocchia. Fu in quel momento che Rosaria lo colpì sulla nuca con il candelabro d’argento che da sempre stava a centro tavola. A Pierluigi tornarono in mente le partite a Cluedo che, bambino, giocava con gli zii su quello stesso tavolo; questo ricordo lo divertì per un attimo, poi i suoi pensieri andarono ad affiancarsi a quelli di Rosaria, già preoccupata di come farla franca.




febbraio 1, 2009 a 2:15 pm
La farà franca e per giunta diventerà anche ricca e famosa.
febbraio 1, 2009 a 10:02 pm
gran classe