Archivio per febbraio, 2009

Adamo

febbraio 10, 2009

(personaggio precario inviato da nasopanic ed editato)

Lei parla, disinvolta cerca il dialogo, e Adamo vorrebbe dirle lo sai che mi hai fatto molto male, oppure: sei ancora più bella di quanto ricordassi, e vorrebbe, Adamo, recriminare, ricordare; implorare, magari. E invece tace, la guarda fissa, e si sforza di sfocare l’immagine, fino a che non rimane che una macchia, un alone indistinto.

Isabella

febbraio 9, 2009

E giù, giornate a spiegar loro che la lucidità di per sé è un valore quanto lo è il sogno, la trance, l’allucinazione. E loro, duri, a non capire.

Leonna

febbraio 9, 2009

Quanto ha sofferto!

Massimiliano

febbraio 9, 2009

… Qualche ora più tardi, dovette rassegnarsi al fatto che di fanfiction su Les Bienveillantes non ne esistevano.

Sandro

febbraio 9, 2009

Ha un vocabolario di circa seicento parole, delle quali oltre centocinquanta sono neologismi di sua invenzione.

Rupert

febbraio 6, 2009

- La vostra bruttezza è, d’altronde, evidente!
- Ma… Principe!
- Parlo della bruttezza del vostro animo, naturalmente, per quanto anche il vostro aspetto sia da tempo vittima di un declino tanto rapido quanto inarrestabile.

Aria

febbraio 6, 2009

In tre e tre sei è rientrata nei ranghi.

Rossella

febbraio 6, 2009

- Si, occhèi, ma che ti manca di lei?
- Profuma di neve.
- La neve non profuma.
- Tu… tu non lo so, non sai… non hai idea… non sai come le cose…
[crisi di pianto]

Carlo

febbraio 6, 2009

Rosso gli occhi e la pelle, ignorante fino alla malvagità eppure in buona fede, ancora difende strenuamente le ragioni di un’associazione che ha visto il suo miglior momento – un momento di blandissima gloria – nel 1983.

Jacob

febbraio 5, 2009

(oldie goldie di febbraio)

E’ stato coi poeti: coi poeti.
Salta la cena; esce, urta, incespica, quasi cade.
Dicono che i giovani si facciano di anestetico per cavalli, addirittura.]
Quello: dodici centimetri di raglia, poco dopo aver trovato invitante]
un Arno nero di torba.

Rosie

febbraio 5, 2009

Ebbe a pentirsi amaramente, e più volte, di quell’idea di presentarsi a scuola col cappello da giovane marmotta.

Ottavio

febbraio 5, 2009

Gemette. Poi, con un ultimo sforzo, strappò i viticci dell’agonia, si alzò seduto sul letto e proferì un mostruoso anatema contro sua figlia, che già stava accorrendo.
Due delle bambole di ceramica della cameretta caddero al suolo, spaccandosi. Dai frammenti si alzò per un attimo una bassa aura di pulviscolo.

Alessia

febbraio 4, 2009

Ha il mal di pancia, delira, avanza verso la stazione, si convince per l’ennesima volta che esiste un sistema sottile di segni che governa ogni cosa, legge tre libri insieme, si agita insofferente alla presenza dei suoi vicini, arriva a casa, mangia della minestra sbrodolandosi penosamente, riceve messaggi da gente che sperava di non dover più sentire, si addormenta infine tra i sensi di colpa (per non aver poi mai messo in pratica quell’idea di tenere un bilancio di ogni cosa, e un’agenda delle emozioni).

Le strade di Firenze – XLI

febbraio 3, 2009

LUNGARNO FERRUCCI (Corriere Fiorentino di domenica 1 febbraio 2009)

Capita a volte che a metà di una serata, che ci si era detti magari di consacrare al lavoro, alla lettura, alla pianificazione del futuro, alle cose, insomma, “utili”, a un certo punto monti dal nulla un senso di impotenza e futilità, di noia e angoscia, quella cosa che alcuni chiamano spleen e altri giramento di coglioni, e ci si trovi costretti a uscire, alla ricerca disperata di una distrazione. E capita a volte che questa necessità sia così forte che non basti il consueto giro di Firenze – troppo ogni cosa ci appare arcinota -: si deciderà allora di andare al cinema da soli, al secondo spettacolo, come un personaggio di un film anni ’50 che è stato lasciato dalla fidanzata o dalla moglie.
Inutile dire che giunti a quel punto si sceglierà un cinema molto lontano, onde ridurre la possibilità di incontrare qualcuno che si conosce, e si andrà a piedi, camminando spediti, la testa calcata profondamente nel cappotto e nella sciarpa, le mani in tasca, l’obiettivo ben fisso in mente, senza

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