VIA DE’ PANDOLFINI (Corriere Fiorentino di domenica 15 marzo 2009)
Se da via del Proconsolo si punta dritto ai viali, bisognerà percorrere due strade, via de’ Pandolfini e via dell’Agnolo, per arrivarvi. Due strade diverse per carattere e forma, entrambe ricolme di storia, che tuttavia per me furono sempre una sola. La mente, si sa, plasma la topografia sulle impressioni più che sui fatti, e allora, siccome la prima volta vi entrai da via del Proconsolo, e da lì continuai a diritto, solo nella notte, fino al Viale della Giovine Italia, per me tutto quel tratto, un chilometro di strada, è e rimane via solo de’Pandolfini, non me ne vogliano gli abitanti di via dell’Agnolo. Se poi qualcuno, rigoroso se non protervo, mi dirà “povero grullo! come fai a mettere insieme due vie tanto diverse?”, gli risponderò che grullo sarà lui, visto che a voler fare i puntigliosi sono in realtà sette: da via del Proconsolo a via de’ Giraldi era via di san Brocolo, da via de’ Giraldi a via Palmieri era via de’ Carducci, da via Palmieri a via Verdi era Via della Badessa, da via Verdi a via Rosa era via delle Santucce, da via Rosa a via de’ Pepi via Laura, da Borgo Allegri a via de’ Macci via del Canto alla Briga, da via de’Macci al viale, via delle Fornaci.
E quindi, come altri nell’ottocento si permisero di unificarle, mi permetto io oggi di far tutt’uno nella mia
mente di via dei Pandolfini e via dell’Agnolo, scegliendo il primo nome perché più antico e nobile (casa Pandolfini, gente da 28 priori e 12 gonfalonieri!). Quando incrocia via Verdi, e diviene via dell’Agnolo, lo considererò non un cambio di toponomastica, ma solo un allargarsi, un respirare, di una strada che è uno sfogo, un grido del centro verso il fuori.
Che via è questa nuova e allungata via de’ Pandolfini? Ve lo dico io: è una via segreta, e straordinaria. Inizia strettissima; l’accesso è una gola, e forse per questo, benché sia sfogo di una bella parte di centro, non è una strada che si noti troppo; ai suoi lati, scorrono, consapevoli di sé e della propria importanza, via Ghibellina e via del Corso, ignorandola. Di notte, anche quando poco lontano regna il vocìo degli ubriachi, tace, e mostra mille volti: è via storica e via di servizio, quartiere residenziale e popolare e commerciale, via di chiese e di botteghe; ogni venti metri cambia faccia, fino al volto lunghissimo, bifronte e muto del complesso giudiziario Fausto Dionisi e delle spietate murate, da un lato, e di Santa Verdiana e del parcheggio Sant’Ambrogio dall’altro. Taglia innumerevoli strade, cambiando identità ogni volta eppure restando la stessa, una vena, o un apparato digerente del centro: ha in sé ronzante uno di quei posti di blocco tecnologici fatti di telecamere e sensori e visori, e l’ultima di queste facce è un’uscita. Se la attraversi di notte e, giunto ai viali, la risali verso il centro come fosse un fiume, incontrerai innumerevoli gruppetti barcollanti, ridacchianti oppure delusi, gente che ha fatto nottata in città, in uno dei molti locali delle vie traverse, e da bravi timorati della telecamera usufruiscono del parcheggio S.Ambrogio, e sfociano fuori, pronti a ributtarsi dai viali nelle statali o in autostrada, verso il riposo ormai agognato.


