Le strade di Firenze – XLIX

marzo 31, 2009

VIA ARETINA (Corriere Fiorentino di domenica 29 marzo 2009)

Via Aretina è una via che non finisce mai; comincia in piazza Alberti in modo anonimo, la si penserebbe breve e insignificante; corre lungamente tra negozi, pini e traverse, e ancora, passato Varlungo e Rovezzano, cammina solitaria fino a san Jacopo in Girone; sale per Quintole e Vallina fino a trovare Compiobbi, che è una curva, e da lì passa Ellera, le Falle, l’archeologia preindustriale delle gualchiere di Remole, e ancora le Sieci, e poi discende attraverso Renai, si sdoppia a Pontassieve, l’attraversa, corre per Carbonile a giunge fino a Sant’Ellero; rispunta, infine, a Leccio: sono ventotto chilometri di strada.
A volerne parlare, quindi, s’impone una scelta arbitraria: è necessario decidere dove la via è più fiorentina, e farsi da lì. Mi aiuta nella scelta quel camioncino bianco posto all’angolo con via della Casaccia, un camioncino da venditore di lampredotto, che porta il nome ironico di “boutique della trippa”. Per quanto periferico, è forse il miglior trippaio di Firenze, e così via Aretina, la mia almeno, parte da qua. Da qua parte, e risale, ché è una delle poche vie esterne di Firenze in cui i numeri delle case risalgono verso l’Arno piuttosto che andare allontanandosi. Lunghissima, ma


chiusa tra il fiume e la ferrovia, via Aretina è una comunità. Lo noti da innumerevoli piccoli particolari: le auto si fermano alle strisce, le signore con la spesa danno indicazioni ai giovani, anche a quelli coi capelli strani; addirittura nei due marciapiedi la gente si ferma a parlare, forma capannelli, ride o discute. E come ogni comunità, via Aretina, tra il trippaio e piazza Alberti, ha praticamente tutto ciò che le serve: bar, supermarket, edicole, mercerie, abbigliamento, caccia-pesca-sport, un avvicendarsi di botteghe né postmoderne né tradizionali che le danno semplicemente un’aria di paese, da Valdarno o da Mugello. Non so se è un’illusione, un miraggio causato dal confronto col centro turistico e impersonale, ma qui la gente pare avere ancora un legame con la città. Leggo scritto su un muro “w la tramvia”, e penso che forse, rispetto a noi del centro, hanno pure più buonsenso.
E’ pacifica, questa nuova via Aretina – dico nuova perché la vecchia stava sulla riva sinistra, passava da Bagno a Ripoli, saliva a san Donato in collina e scendeva verso l’Incisa:
questa si chiamava “via di Pontassieve” ed era usata più per salire alla Consuma che per scendere in Valdarno – e non basta il parallelepipedo abnorme della RAI a ricordare che siamo nei pressi di snodi caotici e furiosi della città – l’uscita autostradale, la stazione di Rovezzano -; si lascia passeggiare, ben guardata dal tabernacolo del Madonnone, una Madonna che, rispetto alla ridondanza di santi del centro, qui pare davvero proteggere la zona e la sua gente, o almeno lo farebbe, se non fosse stata sostituita da una copia nel ’62.

Una Risposta to “Le strade di Firenze – XLIX”

  1. torino-milano Dice:

    E’ una via che esiste anche in altre città…


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