BORGO DELLA STELLA (Corriere Fiorentino di domenica 28 giugno 2009)
“In ogni città esistono strade,” diceva Camus, “che mostrano il proprio volto migliore solo di notte; altre, ancora più rare, soltanto all’alba.”
A Firenze non è cosa scontata trovare strade di tal fatta, poiché quasi tutte le vie della città sono fin troppo belle a qualunque ora del giorno e della notte. Chissà se Camus, nella sua visita del 1936, ne cercò qualcuna: certo è che per farlo è necessario andare tra le vie minori, fuori magari della cerchia delle mura (tra i borghi, quindi), tra quelle strade, comunissime altrove ma rare a Firenze, mai nobilitate da palazzi di potenti, luoghi di studio e preghiera, od opere d’arte.
Una di queste vie non comuni è il Borgo della Stella. Di giorno solo una rimessa per auto e motorini, di sera sfogo (quando non latrina) per gli avventori dei locali di piazza del Carmine, Borgo della Stella acquista una sua nobiltà al mattino presto, quando l’Oltrarno è sgombro di presenze.
Passandovi di giorno, non si nota molto più dei
muri lisci sulla sinistra – mura esterne di giardino, come svela il muschio che ne copre il limite alto – pareti la cui assenza di finestre o sporgenze ha attratto più di un graffitaro (con risultati artistici davvero scarsi, visto che al massimo vi si può vedere qualche dichiarazione di eterno amore, un paio di scarabocchi, vecchi slogan politici in un rosso ormai sbiadito e una citazione dei Monthy Pyton); di notte, è un borgo muto, umido e poco ospitale, che collega il rumore della piccola movida di piazza del Carmine col silenzio dell’umbratile via dei Serragli. Voltandosi verso via dell’Ardiglione, viene da perdere l’orientamento, tanto è simile, nel buio, agli sfoghi verso est e ovest dello stesso borgo.
Ma al mattino, Borgo della Stella mostra un’altra faccia. Non un viso grandioso, né ambizioso, ma bello. Se entrando da piazza del Carmine il borgo scorre scuro e si allarga lievemente fino a un grosso, bruno portone di via dei Serragli, entrando da quest’ultima, e percorrendolo verso est, si respira ben altra poesia: la luce che si sprigiona dall’orizzonte, dove il sole si appresta a sorgere, fa splendere le intonacature gialle delle sue pareti, e ne fa un corridoio di luce; rondini e altri uccelli si alzano dai giardini interni agli isolati che esso separa, e una brezza lo benedice, finalmente vuoto. Decadute le funzioni di sfogo, di rimessa, retro o vespasiano, Borgo la Stella riacquista un proprio senso, una propria personalità. Libero dalla condanna di esistere in funzione di altre vie e piazze, o di palazzi che gli mostrano soltanto il didietro, si dona a chi vi passa in un bagno di luce, luce non solo solare: visto il modo in cui corre diretto da ovest a est, capita a volte di esser colti da Venere al suo massimo fulgore, quello mattutino.
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Luglio 19, 2009 a 8:31 pm
Pur vivendo a bergamo da quando ho 3 anni,è un piacere leggere una descrizione tanto appassionata della mia città natia :)
Luglio 20, 2009 a 2:51 am
*inchino*