Le strade di Firenze – LXVII

ottobre 8, 2009

PIAZZA DEL DUOMO, lato sud (Corriere Fiorentino di domenica 4 ottobre 2009)

Una premessa: i lettori ricorderanno che ho già trattato Piazza del Duomo, nel Corriere Fiorentino del 20 luglio 2008. Questo “ritorno in piazza” non nasce da una dimenticanza, bensí dal fatto che Piazza del Duomo, per la molteplicità dei suoi caratteri, chiede di essere trattata da ogni lato. Quel giorno mi occupai del lato ovest, quello della facciata; oggi parlerò del lato sud e in futuro ci saranno puntate dedicate ai lati est e nord, e alla parte di piazza che ospita il Battistero (e che cambia nome in Piazza san Giovanni).
Il lato sud di Piazza del Duomo è uno dei ricordi infantili che ho più chiari, tra quelli legati alla Firenze monumentale e turistica. Ricordo che mi sembrava una specie di Montmartre con tutti quei pittori: passando là in mezzo, fanciullo, mi immaginavo chissà che avventure e vite bohemien vi si intrecciassero. Che era tutto finto, me ne accorsi più tardi, più o meno allo stesso tempo in cui realizzai, soggiornando a Parigi da grandicello, che anche Montmartre non era genuina, e d´altronde nell´Europa del timore e delle telecamere, chi ce li vorrebbe, gli artisti veri, in centro? Nessuno! Che poi fanno chiasso e


sudicio, e se non produciamo piú arte da un secolo, pace, dirà più di un fiorentino, ne abbiamo tanta di quella vecchia!
Ne conto venti, tra ritrattisti e paesaggisti. Loro stessi saranno stati artisti, una volta, ma bisogna pur campare, e allora van bene campi di papaveri e quella cupola mille volte ritratta, e va bene star qui, dove Firenze esplode in tutta la sua maestà. Ricordo come, in quegli anni d´infanzia, uscendo da piazza del Capitolo mi annichilì il lato del Duomo, frattale bianco di marmo grande come il mondo; né riesco oggi, percorrendo questo lato della piazza, che per la dritta linea del Duomo é quasi una strada, a considerarlo nel complesso, così come a fatica realizzo il Campanile, o peggio ancora la Cupola: bisognerebbe essere grossi almeno come Brunelleschi o Arnolfo, lí accanto, nella pietra in cui li fissò il Pampaloni.
La Misericordia dà un tocco di reale alla città che qui è venduta a tranci. È bello vedere le ambulanze di fronte al medesimo palazzo (quello degli Uffiziali dei Pupilli) che 443 anni fa venne assegnato alla Venerabile Arciconfraternita, che già allora vantava più di tre secoli di storia: ci ricordano che Firenze è ancora fatta di persone, oltre che di monumenti. Dei negozi in questa parte della piazza non vale parlare, eccetto che di uno: una bottega di targhe, “smaltate, incise, fuse”, che resiste imperterrita tra banchini di magliette, orrori in forma di souvenir e altre trappole per turisti.
È tempo di andare: lascio il posto a un ammucchiarsi di giapponesi, mentre dall´alto giunge un suono registrato di campane.

Una Risposta to “Le strade di Firenze – LXVII”

  1. mark Dice:

    chiasso e suicidio


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