Le strade di Firenze – LXIX

novembre 4, 2009

VIALE FILIPPO STROZZI (Corriere Fiorentino di domenica 1 novembre 2009)

Giungo alla Fortezza di San Giovanni Battista, altrimenti nota come “da basso”, che è sera; dopo le folle del festival che vi si è svolto due settimane fa, ora la Fortezza è muta testimone di grandi cambiamenti nella viabilità, frutto della pedonalizzazione di piazza Duomo. Come sempre mi capita, abitando in centro, vi arrivo da via del Pratello Orsini, silenziosa di uffici e caserme, per poi sbucare in viale Filippo Strozzi, mai povero di traffico, superando una nota bottega di fotografia, che deve esercitare una particolare fascinazione nei fiorentini, poiché fin dai tempi della mia prima fidanzata cittadina, il punto in cui ritrovarsi, se c’è da spostarsi in macchina, è stato sempre e solo “davanti a i’ffontani”. A quei tempi mi piazzavo ad aspettare su un basso triangolo di cemento, e guardavo il traffico – attività che ai tempi della famigerata “ovonda” era particolarmente sadica – o mi perdevo tra le bugne a punta di diamante e a palla schiacciata della Fortezza, pensando alla vita dei soldati in quel castello che non vide mai un assedio, forse grazie alla cabala, poiché fu un frate carmelitano, noto astrologo, a sceglierne tratti e posizione (il disegno della pianta, invece, avrebbe dovuto farlo Michelangelo, che tuttavia si rifiutò; lo eseguì allora Antonio da Sangallo, ma il Duca Alessandro non riusciva a interpretarlo, così venne realizzato un modellino in legno e l’opera venne


finalmente approvata).
Nei giorni dedicati alla creatività, sul muro di mattoni calettati della Fortezza era proiettata una scritta che diceva: “la città è un’utopia realizzata”. Mi guardo intorno: a volersi sforzare, il viale intitolato a Filippo Strozzi, che nella Fortezza morì, forse suicida, fore per mano di sicari di Cosimo, che non amava l’idea di mandarlo a morte in pubblico, appare al massimo come un’utopia di stampo futurista: l’ibridarsi del piglio militaresco e geometrico della Fortezza, del funzionalismo dei grandi cartelli odierni (Siena – Prato – Sesto Fiorentino – Careggi – Fiesole, in blu, e poi i loghi di autostrada, aeroporto, stadio, stazione), dei semafori e degli edifici alla destra della via, che sembrano, per il carattere solido e ottocentesco, palazzi di signori, ma sono in effetti le prime case popolari, non solo di Firenze, ma d’Italia, promosse nel 1842 dagli architetti Guidotti e Sandrini, e della vera e propria rampa di lancio che è il viale quando emerge da sotto piazza bambini di Beslan, su cui spicca la sagoma di un monumento che credevo fosse un’istallazione provvisoria, pare una visione marinettiana; tuttavia, laddove getta su viale Spartaco Lavagnini, fa sì che Firenze dia ancora l’idea di essere un luogo di una certa importanza, un luogo in cui, per dirla con i futuristi, “accadono le cose”.

Una Risposta to “Le strade di Firenze – LXIX”

  1. ennebi Dice:

    Gentile dott.Santoni, cosa aspetta a fare Ponte Vecchio?


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