VIA MARTELLI (Corriere Fiorentino di domenica 8 novembre 2009)
Su via Martelli se ne potrebbero raccontare mille: si potrebbe parlare della famiglia che le dà il nome, fabbri spadaioli divenuti mercanti di broccati, e ascesi fino a contare quaranta priori e sette gonfalonieri di giustizia; si potrebbe parlare delle loro donne, rinomate per avvenenza, e in particolare di Sandra, detta “la bellezza di Firenze” e “la delizia delle liete brigate”, oppure si potrebbe raccontare di quando vi abitava Leonardo, e di come proprio in quei giorni stesse dipingendo la Gioconda. Si potrebbe fare tutto questo, ma oggi c´è qualcosa che, almeno per me che quasi settimanalmente mi scaglio contro il flagello delle automobili, è assai più importante: via Martelli è stata infatti pedonalizzata, insieme con piazza del Duomo.
Questo atto meritorio cambia completamente la percezione della strada. Se prima si tendeva a percepire via Martelli come un prolungamento di via Cavour, adesso la si sente più come parte di piazza del Duomo; la prima cosa che si nota entrando è quanto riserbo ci sia ancora ad approfittarne in pieno. Se i ciclisti hanno già preso confidenza, tra i pedoni in pochissimi si avventurano in mezzo alla strada: in molti usano lo stesso il marciapiede, qualcuno
azzarda la discesa, lo costeggia. Provo allora a camminare nell’esatto centro della via:
mi prende una vaga ansia, non sono abituato: devo concentrarmi per non voltare il capo, a controllare che non arrivino autobus. Dal centro della strada, però, posso apprezzare in pieno il miglioramento: innanzitutto dell’aria, che prima era così cattiva che il passante preferiva svicolare il prima possibile verso San Lorenzo; secondariamente della strada in sé, che ha recuperato un suo ritmo, a misura d´umano. Non solo la libreria Martelli, che prima mi metteva soprattutto fretta, acquista senso, ma per la prima volta entro nel negozio “Libri e stampe – occasioni”, mi perdo nell’odore di carta vecchia, osservo in fondo alla sala un individuo straordinario, che se ne sta dietro una scrivania come fosse a casa, e realizzo come mi sia stata resa una parte di Firenze, che nelle nicchie e nei risvolti è ancora una città di persone, di diversità. Supero il liceo Galileo tutto attacchinato, per la prima volta mi ci soffermo, riscopro la gioia del passeggio (e anche il cambio dei costumi, che tra manifesti di occupazioni e serate negli spazi autogestiti della città, spicca un manifesto “Estetista specializzata – viso, manicure, pedicure”), e per la prima volta entro nella Chiesa di San Giovannino degli Scolopi; non sarà la chiesa più bella di Firenze, né sono le chiese i luoghi in cui preferisco meditare, ma sono contento: un altro pezzo di città mi è stato reso. Via Martelli è nostra, adesso. Non resta che sperare che non venga colonizzata dalle marche, che di una seconda Calzaiuoli davvero non se ne sente il bisogno.
Tags: corriere fiorentino, vanni santoni, Firenze, via martelli, corriere della sera



Novembre 13, 2009 a 5:08 pm
molto bello davvero. semplice e incisivo
ciao
meneit
Novembre 13, 2009 a 7:55 pm
Grazie ^_^
ora speriamo caccino le auto anche dal resto della città.