Una lasciata, l’altra mai presa, vennero balorde nella città (non troppo) vicina; l’idea tacita era di farsi trombare da un qualche fenomeno preso a caso (l’idea di Cecilia, soprattutto, che da troppo tempo Adele non si accoppiava con qualcuno che non fosse arcinoto, e aveva sviluppato certe involontarie e tenaci ritrosìe), ma fallì, purtroppo, ché quando Francesco (Francesco che, con due amici, le aveva incontrate per caso, e loro si erano fatte intortare, e quelli le avevano portate in un locale bellino, di quelli che conoscono loro, che sono della città) dopo lunghe bevute e futili chiacchiere, al momento, insomma, in cui ci si stacca dal gruppo, per tema di non aver le forze adeguate all’atto, con tutto quel bere (lui che non aveva mangiato, lui che era uscito tardi di lavoro) ordinò al banchetto sulla via un kebab, e lei allora pure, ed entrambi ebbero cura di chiedere che fosse senza cipolla, il gioco allora, presenti ancora tutti gli altri, si fece smaccato, e forzato, e in quell’odore apodittico e improvviso di carne grassa marinata nel latte e arrostita (e cipolle) lui non poté non pensare che quegli zigomi, e quegli omeri, erano davvero molto aguzzi, né lei evitare di porsi il ragionevole problema di dove lasciare Adele, di come ritrovarsi dopo, e di tutti gli sbattimenti correlati.




novembre 25, 2009 a 3:41 am
quindi, tante parole per dire, andata in bianco anche questa?
Io sarei più breve, direi, Il solito :)
A parte ciò, potrebbe sembrare un estratto da un tuo nuovo romanzo. Lo è?
novembre 25, 2009 a 5:39 am
1) pura fiction
2) nulla a che vedere col nuovo romanzo, che sarà molto più alto (almeno ci si prova).
novembre 25, 2009 a 12:00 pm
1)buon per te, ma non è che ne dubitassi :)
2)Stica. Attendiamo fiduciosi.
novembre 26, 2009 a 3:13 am
Bah, che faccio, scrivo un altro commento di complimenti?
Veramente bello questo e scritto bene.
novembre 26, 2009 a 2:49 pm
scrivi scrivi ^_^
che in certi giorni ce n’è bisogno, per trovare la forza di mettersi sul pezzo