“Mi chiamo Patrick Bandinelli, ho dodici anni e da grande vorrei diventare un mullah molto importante.”
Archivio per dicembre, 2009
Patrick
dicembre 7, 2009Annarosa
dicembre 7, 2009- Mi avete rotto le palle! Tutti! Ah ma tanto, sai cosa? Io a settembre prendo e me ne vado a Lublino, e tanti saluti a tutti!
- A Dublino?
- A Lublino.
Leopoldo
dicembre 7, 2009“Caro B.N., quest’anno sono stato buono, e in regalo vorrei le fertili donne dei Sudeti”.
Henni
dicembre 6, 2009Sei certamente a un certo livello quando vedi uno mettersi una lente a contatto e pensi “le geltab negli occhi?!”
Silvana
dicembre 5, 2009- … E da dove vieni?
- Da un posto pieno di gente cattiva.
Paco
dicembre 5, 2009Non avrebbe mai pensato che sarebbe potuto essere lui, quello svenuto là in mezzo a sbavare una schiumina rossastra, e la gente intorno che grida “qualcuno lo conosce? Qualcuno lo conosce?” e nessuno ti conosce, e l’ambulanza non arriva mai, non arriva mai…
Galena
dicembre 3, 2009Crede fermamente che ogni dio non solo esista, ma sia direttamente responsabile per le azioni dei propri seguaci (e si comporta di conseguenza).
William
dicembre 3, 2009Pensava che l’amore di una brava donna potesse bastare, per mantenersi sulla retta via.
Roberto
dicembre 3, 2009Barista, trentotto anni. Uno dei tanti che si sono fatti appioppare la macchinetta per il caffè al ginseng, ma, tra i tanti, uno dei più incazzati. Una passione per i cani, troppo poco spazio in casa per prendere i cani che vorrebbe. Si filma mentre fa sesso con la sua ragazza, poi muore dall’imbarazzo a rivedersi.
William
dicembre 2, 2009(oldie goldie di dicembre)
William ormai domina l’italiano alla perfezione, ma quando deve descrivere come si sente certe mattine, specialmente a maggio, non può fare a meno del lemma “flamboyant”.
Alfio
dicembre 2, 2009“Presto, infilaci il pene,” dice la voce.
Le strade di Firenze – LXXIII
dicembre 1, 2009VIA DELLA SCALA (Corriere Fiorentino di domenica 29 novembre 2009)
Quasi tutte le città occidentali hanno il “quartiere della stazione”, un quadrilatero che può occupare uno o cinquanta isolati, a seconda delle dimensioni della città, e ospita i kebabbari, gli empori cinesi, i call center, i chioschetti delle bibite, gli hotel a una stella e quelli, in alto sui palazzi, a tre, vecchi alberghi rancidi con nomi come Continental o Europa, e ancora i garage, gli strozzini, i negozi di abbigliamento a stock, magari un esercizio storico o due, inglobati nel suq. Le strade di questi quartieri danno sempre un senso di solitudine, anche quando c’è gente, e lì più che altrove si respira quel senso di vuoto caratteristico delle metropoli di cui si lamentava Durkheim. In Italia, paese che di metropoli ne ha poche, questo tipo di “quartiere della stazione” è arrivato più tardi; fino alla prima metà degli anni novanta per gli italiani era qualcosa che si vedeva a Monaco o a Bruxelles, e stupiva chi non viaggiava molto quanto il quartiere rosso di Amsterdam o la modernità di Potsdamer platz a Berlino.
A Firenze, questo



