(personaggio precario inviato da Jacopo Galimberti)
Dal muso tozzo e rincagnato penzola furente
un bargiglio. Lo sguardo di sauro,
iracondo, ruota attorno al cranio.
Si acquatta sul bordo del pozzo,
una membrana pustolosa insacca il bulbo oculare.
Sembra assonnato, con un artiglio molle serra
gli anelli della carrucola, la cresta che ha sul dorso
s’affloscia.
Benvenuto si avvicina al pozzo, con una fionda.
Ma il mostro non dorme: insospettito,
tende il collo muscoloso e gonfia la coda,
è lunga come il braccio di un uomo.
Divarica le fauci sdentate in uno sbadiglio
e ne esce una fiamma blu, lunga,
tiepida, che per un instante si attorciglia
attorno al secchio.
Benvenuto corre a chiamare il padre.
Questi, spada alla mano,
si avvicina con prudenza al rettile,
che arretra terrorizzato.
“Benvenuto, codesta bestia è una salamandra!
È rarissimo trovar uomo degno di fede che n’abbia
vedute, et invero non è cosa certa
che esso non sia che frutto di favole o vanterie!”
Avvicinatosi al figlio, improvvisamente gli assesta due
poderosi manrovesci su ambe le guance
perché Benvenuto, che già piagnucola,
non si dimentichi di quell’ora.




settembre 29, 2010 a 9:39 am
Epperò! Qui gli alunni insidiano il maestro…
settembre 29, 2010 a 1:39 pm
Lo Galimba ci è nato, mastro del poema :)