Le strade di Firenze – CV

novembre 29, 2010

PIAZZALE DEGLI UFFIZI (Corriere Fiorentino di domenica 21 novembre 2010)

Ricordo bene il mio primo impatto con il piazzale degli Uffizi. Benché alcuni amici mi parlino con nostalgia di un’era mitica in cui alla sera il piazzale era occupato da giovani con vino e chitarre, pronti a coinvolgere la statua del Macchiavelli o quella dell’Orcagna in canti e balli, io sono arrivato a Firenze che l’area era già stata bonificata, e in autunno si presentava quindi come oggi: poche presenze sparse, un freddo pungente e in un angolo il chitarrista (amplificato) a inanellare evergreen.
E infatti quando vi passai nel medesimo freddo una decina di anni fa, il chitarrista – non so se lo stesso o un suo predecessore – intonava gli accordi malinconici di Hotel California. Ora, il fascino dell’artista di strada, il suo stesso fondamento, direi, sta nel fatto di essere una cosa unica, di passaggio, transeunte e quindi del tutto genuina: “che fortuna che abbiamo avuto a beccarlo,” pensa il turista o l’ingenuo appena arrivato, come me allora, che già davo a quella Hotel California cantata nel freddo valenze simboliche o addirittura profetiche.
Solo qualche mese più tardi scoprii che quello è al solito posto ogni sera. Che ha un’autorizzazione. Che è in buona sostanza


un servizio che il comune eroga. Con questo, sono felice che il comune eroghi anche chitarristi, e capisco che il chitarrista farebbe volentieri a meno di venire erogato, ma la fascinazione, quella mi si conceda almeno di perderla.
Se ben si guarda, poi, Piazza degli Uffizi una piazza di inganni lo è sempre stata. Per cominciare, ti inganna con la sua natura; pur visibilmente cinquecentesca, sei abituato a pensarla come parte omogenea di Firenze, quasi che prima di essa lì vi fosse stata una piana vuota, ma qui, come in piazza della Repubblica, stava un intero quartiere medievale, popolare, certo, ma ricco senz’altro di tesori, che Cosimo I volle radere al suolo per fare posto agli uffici delle principali magistrature fiorentine: i Conservatori del Dominio e della Giurisdizione fiorentina, le Arti dei Mercatanti, del Cambio, della Seta, dei Medici e Speziali, l’Università dei Fabbricanti il Tribunale di Mercanzi, gli Ufficiali dell’Onestà, le Decime e Vendite, gli Ufficiali della Grascia, il Magistrato dei Pupilli, i Conservatori di Leggi e i Commissari delle Bande.
Il secondo inganno sono le celebri nicchie. Esse dovevano essere vuote, semplici e austeri elementi architettonici, e lo restarono fino all’Ottocento, quando un tipografo guidato da una buona dose di senso pratico, Vincenzo Batelli, propose di empirle, e così ce le teniamo: chi se la sentirebbe del resto, ormai, di cacciare a calci nel culo Lorenzo il Magnifico dalla sua nicchia?
Torno oggi al piazzale, in un tardo dopo cena. Il freddo è rimasto; qualcuno mi passa accanto satollo, ride, i risvolti alzati del cappotto; un vecchio mi guarda. Impossibile immaginare il quartiere che fu. Mentre le nicchie chiedono attenzione e radi turisti sbuffano vapore, il chitarrista attacca: “On a dark desert highway, cool wind in my hair…”

2 Risposte to “Le strade di Firenze – CV”


  1. Aggiungo un altro inganno, tutto mio personale. Quando leggo Piazzale degli Uffizi, ogni volta, penso a Piazza Pitti, ed è immaginando quella piazza che ho letto tutto il post, fino alle nicchie empite dal Batelli. Ci son quei posti e quei nomi che uno si sbaglia sempre, tipo Tommaso e Matteo, ecco.


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