Mi chiamo Lena Marinelli, ho quindici anni e mi interessano solo le cose importanti.
Archivio per febbraio, 2011
Lena
febbraio 28, 2011Tommaso
febbraio 28, 2011Non gli importa se dicono che Dhalsim è più debole degli altri personaggi. Che dicano quello che vogliono.
Mirko
febbraio 28, 2011(personaggio precario inviato da mark e lievemente editato)
La psicologa del SERT―scusate, SERD
gli chiede perchè fuma eroina,
e lui giù a dire lo si fa per rabbia
solitudine odio per se stessi
(intanto pensa fumo perché mi fa
sentire un re un dio contento,
fumo perché al terzo tiro non
ho più mal di pancia e al settimo
non odio più mio padre, fumo
perché quando sono fatto non me ne
frega più un cazzo―io, signora
cara, fumo la roba perché ho i
neuroni storti: mi piace pensarlo,
almeno, mentre mangio mozzarelle
scadute da mesi davanti alla
tivù spenta, sentendomi felice.)
Vinicio
febbraio 23, 2011Fagotto fagotto di ossi di ossa, baracca chiasa chiaracca di sterpi (eppure galleggia), due travi (col chiodo che esce), un occhio cattivo, uno meno, due cani.
Le strade di Firenze – CXIII
febbraio 22, 2011VIUZZO CASE NUOVE (Corriere Fiorentino di domenica 30 gennaio 2011)
Ho sempre sostenuto la tramvia, e sostengo tuttora la realizzazione delle prossime due linee (e di una quarta, quinta, sesta…), ma confesso che il mio utilizzo dell’attuale servizio è minimo, non avendo affari né conoscenze a Scandicci; mi capita al massimo di utilizzarla quando debbo fare un salto in Porta al Prato. Mi ha dunque rallegrato, qualche giorno fa, avere un appuntamento di lavoro dalle parti della Coop di Ponte a Greve, cosa che mi avrebbe permesso di utilizzare la tramvia per un più lungo ed eloquente percorso.
Quando sono sceso alla fermata Nenni-Torregalli, mi ha accolto il vento; ho visto campi da un lato e parcheggi dall’altro, la pensilina come un’isola in una landa brulla, ma soprattutto, all’orizzonte, mi ha dato il benvenuto il profilo titanico del centro commerciale, le due corna dell’ingresso che sembrano la testa di un robot colossale, un Mazinga fiorentino pronto a sorgere dalla nuda terra.
Intorno, a me, deboli fuscelli che dovranno un giorno farsi alberi. Il paesaggio era apocalittico, sembrava uscito dalla fantasia di un Gibson o un Otomo: in mezzo ai campi, un residuo di cascina ricordava l’antico uso di queste terre; oltre di esse,
Anna
febbraio 20, 2011– Scusi, ma cosa guarda?
– Voi. Guardo proprio voi.
Jeffrey
febbraio 20, 2011– Siete pronti a entrare nel simposio del terrore?
Fortunato
febbraio 17, 2011– Ogni tanto, diciamolo, una nazione va traumatizzata.
Francesca
febbraio 17, 2011“Mi chiamo Francesca Boccarda, ho quattordici anni e credo che nella vita la cosa più importante sia la perentorietà.”
Panfilo
febbraio 16, 2011(PP-pastiche scritto per il reading del 12 febbraio alla Cité di Firenze)
Spettabili
compagni discendenti!
Frugando nell’odierna merda impietrita,
studiando le tenebre dei nostri giorni,
voi,
forse,
chiederete anche di me.
Mentre tanfo e grandine e cumuli di guerra
Mentre tutto trema nel delirio del clima
e la brama di uccidere maligna inventa inventa
l’albero mi è entrato nelle mani,
la linfa mi è salita nelle braccia,
L’albero mi è cresciuto nel petto –
Fin nel profondo
I rami escono da me come braccia.
Sei tu l’albero, tu il muschio,
Tu le violette carezzate dal vento
Sei una fanciulla – alta così –
e tutto questo per il mondo è follia;
l’estate ci ha sorpresi sullo Stanbergersee
con uno scroscio di pioggia,
noi ci siamo fermati sotto il colonnato
e abbiamo bevuto caffè, parlato per un’ora:
ma non raggiungere le nostre orecchie,
fama dell’altrui colpa:
parola, muori nella palude
da cui la pozzanghera sgorga;
parola, stai al nostro fianco
tenera di pazienza
e d’impazienza,
fa che il tuo occhio nella stanza sia un cero,
lo sguardo un lucignolo,
fammi essere cieco quel tanto
da mettergli fuoco.
No. Fa che sia
altro.
Va davanti casa,
imbriglia e attacca il tuo sogno, buca
il guscio rotante, potente come il muscolo
D’un motore sul trapano, inoltrati
Nella visione e nel trave del nervo;
lascia quelle spoglie alla terra,
e bada di non accrescere, in proporzioni irreparabili,
la rabbia che ti consuma,
Moloch che a me è entrato presto nell’anima! Moloch in cui io sono una coscienza senza un corpo! Moloch che col terrore mi ha tolto alla mia estasi naturale
e adesso
a voi, tutti, gli esseri
io ho qualcosa da dire: mi avete fatto cagare.
Sempre.
E adesso via!
Via, a farvi
ingroppare
il parrucchino
tra le gambe.
Piattole dell’eternità.
Davanti a me ora fluttua un’immagine, uomo o ombra
più ombra che uomo, più immagine che ombra;
perché la bobina dell’Ade avvolta in bende di mummia
chiama nell’anima e nelle membra vinte,
morte misteriosa, suora di carità;
da allora – sono Secoli – eppure
Li avverto più brevi del Giorno
In cui da subito intuii che le Teste dei Cavalli
Andavano verso l’Eternità
Jacob
febbraio 12, 2011– Signorina, quello che contesto è il suo immaginario!
Le strade di Firenze – CXII
febbraio 12, 2011VIA DEL PONTE ALLE RIFFE (Corriere Fiorentino di domenica 23 gennaio 2011)
Il quartiere delle Cure è la mia bestia nera. Essendo in tutta probabilità quello in cui capito più di rado, ogni volta in cui devo andarci mi perdo irrimediabilmente; a volte ho addirittura difficoltà a trovare il quartiere stesso al primo colpo, e di certo non sono assolutamente consapevole di quali siano i suoi confini formali.
L’ultima volta è accaduto ieri: dovevo andare in visita a un amico che vi si è da poco trasferito, e ancora una volta ho perso la strada. Dopo lungo e penoso peregrinare per le vie del quartiere, tra ponticelli e sottopassi, avevo finalmente imboccato la direttrice giusta: avevo addirittura identificato a distanza la placca col nome della via, e mi preparavo finalmente a svoltare in via del Ponte alle Riffe. Già stavo
Renée
febbraio 10, 2011(oldie goldie di febbraio)
- Ce l’avete con me perché oltre che poeta sono snowboarder, cartomante, paracadutista, fisico e pilota di rally!
- No, ce l’abbiamo con te perché rubi.
- Ah.
Maddalena
febbraio 10, 2011Mancanza di aviveka cagionata dalle troppe bhrânti.



