Gianluca Liguori su Frigidaire

novembre 8, 2011

Gianluca Liguori recensisce SFFAF sullo storico mensile Frigidaire:

Una città che ha due facce. La prima è la Firenze storica con la sua cultura, l’arte, gli artisti e gli intellettuali, la seconda è la Firenze d’oggi, che lo scrittore di Montevarchi (ma fiorentino d’adozione) ci descrive attraverso questo romanzo che sembra un’istallazione lynchiana. C’è come una telecamera che segue le vicende dei ventitré personaggi che si muovono tra le vie del capoluogo toscano. Se fossi fuoco, arderei Firenze è una città nella città, un groviglio di strade, immagini e notti, con i personaggi e le loro storie incrociate da una trama-ragnatela che li cattura e li avvolge. Le storie dei protagonisti, infatti, che nella prima parte sembrano apparentemente scollegate, si incrociano, intersecano, ritornano e chiudono le loro vicende. Tutto nel rapido scorrere di 158 pagine da cui, una volta iniziata la lettura, si fatica a staccarsi. Al suo terzo romanzo, dopo Personaggi precari (Rgb, 2007) e Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), Vanni Santoni…conferma le sue doti di narratore e una rara capacità di sintesi, già ben nota ai lettori del suo blog.
Firenze appare così in una luce disincantata. Qui i fasti di un passato imponente si mescolano al degrado capitalista e allo strapotere dei marchi pubblicitari che vestono le vie imbellettate. Firenze crocevia di milioni di turisti, ma anche ospite di tragedie e miserie umane che l’autore dipinge come se le frasi fossero le pennellate che danno vita a un paesaggio interiore della città, amata e odiata come la Lesbia di Catullo. E mentre gli artigiani scompaiono, resistono sempre i chioschi che vendono il lampredotto, di cui se ne trova tra le pagine un’accurata e dettagliata guida, con la considerazione amara che molti di loro non sono più come una volta. Perché il tempo è un flagello per chi vive oggi a Firenze ed è costretto a comparare a ogni passo il presente con un passato maestoso e ingombrante come un macigno, specie per chi vuole fare arte.

Ma Santoni dimostra che i fiorentini non devono temere per la loro città che sa essere ancora culla di opere deliziose come questa. Santoni ha una prosa agile e snella, un linguaggio ricco e a tratti anche lirico, la capacità di fotografare le cose, quasi trasportandoti sulla scena del racconto. Il lettore diviene così spettatore attivo di questo libro ricco di immagini e fotogrammi in movimento, quasi un film su Firenze, un ritratto forse spietato, ma mutevole e vivo, malinconico e romantico di un luogo letterario per tradizione, dove non v’è dubbio nasceranno ancora storie, storie e storie.  (jpg articolo)


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