Su Affari Italiani, una mia intervista a cura di Antonio Prudenzano, dove spiego perché sto lavorando (anche) sul fronte del fantastico.
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Recensioni de "gli interessi in comune" su AnobiiSu Affari Italiani, una mia intervista a cura di Antonio Prudenzano, dove spiego perché sto lavorando (anche) sul fronte del fantastico.
Questo post è stato pubblicato il marzo 12, 2013 a 12:55 am and is filed under interviste.
Tags: affari italiani, antonio prudenzano, fantastico, fantasy, fantasy italiano, intervista, mondadori, vanni santoni
marzo 13, 2013 a 4:29 pm
La tensione fantastica esiste dagli albori della letteratura italiana, ma col trascorrere dei secoli sempre più nascosta. Sotterranea. Sottotraccia. Criptica. La sensazione che se ne trae è che quasi un autore debba giustificarsi in qualche modo col l’ambiente quando con la scrittura percorre vie attraverso il fantastico. Nonostante Salgari o Collodi, Manganelli e Landolfi. Calvino e Mari. Perché questa preminenza del nudo documento rispetto alla trasfigurazione letteraria della realtà? La fantasia viene considerata poco seria?
marzo 14, 2013 a 3:34 am
a livello editoriale, al di là dei fenomeni che provo a descrivere nell’intervista linkata, sembra aver prevalso negli anni un’idea del fantastico come qualcosa “per ragazzi”, al punto che romanzi inequivocabilmente fantastici, ma altrettanto inequivocabilmente non collocabili nella narrativa destinata a bambini e adolescenti – penso ad esempio a Sirene di Laura Pugno o a 1Q84 di Murakami – sono stati proposti al pubblico sfiorando il meno possibile lo stesso termine “fantastico”.
marzo 14, 2013 a 11:13 pm
Già. Penso proprio che sia così. Succedeva pressappoco la stessa cosa nell’ambito del fumetto fino a qualche tempo fa. Adesso invece all’opposto pare andare per la maggiore il realismo documentale e il biografismo. Per me è una situazione complicata dato che come lettore e come autore tendo più al meta-realismo, a una visione surreale e anche “fantastica”.