Le strade di Firenze – XXIII

ottobre 1, 2008

VIA PALAZZUOLO (Corriere Fiorentino di domenica 28 settembre 2008)

Di là d’Arno. Di qua d’Arno. La divisione suscita a volte l’ilarità dei forestieri, probabilmente perché gli appare del tutto futile, o incomprensibile: forse, per loro, dovrebbe esser sufficiente prendere atto dell’Arno, più che delle due parti che esso crea. Al contrario, per il fiorentino, le differenze e le distinzioni tra di là d’Arno e di qua d’Arno sono tante e tali, per temperamento, architettura, vita e spirito delle due città, che neanche vale la pena di stare ad elencarle e spiegarle in questa sede.
C’è però una nuova differenza, più contemporanea di altre, tra il di là d’Arno e il di qua. O meglio, tra il di qua d’Arno che arriva fino a via Palazzuolo, del resto prossima e parallela al fiume, e il resto del centro. E non è che la annetta al di là d’Arno solo perché via Palazzuolo, lunga, stretta e dalle facciate alte,


rassomiglia a certe vie della zona di Santo Spirito. E’ una questione più sottile. Il centro di Firenze, è sotto gli occhi di tutti, si sta trasformando in una enorme e vana vetrina. Una vetrina, per di più, per nulla originale, in quanto è fatta di marche e catene ben distribuite per l’orbe terraqueo (alcune, addirittura, ne fanno vanto, comunicandoci con placche di pietra o d’ottone che lo stesso identico negozio di borse o spolverini fa bella mostra di sé anche a MILANO – SHANGAI – LONDRA – NEW YORK – DUBAI, eccetera). Se non fosse che alzando il capo spunta a volte una cupola, una guglia, una torre di indiscutibile fiorentinità, passeggiando per diverse vie di qua d’Arno si potrebbe ben pensare di essere a Londra (ma anche ad Arezzo o Pisa, che ormai, nel commercio al dettaglio, la tipicità si è persa chissà dove in favore del brand). Di là d’Arno, o meglio, a partire da via Palazzuolo, questo non succede. Almeno, non succede ancora. Più del fiume stesso, questa via ad esso parallela, costituisce l’argine dell’omologazione più becera, è la linea che divide “il centro di una qualunque città” da “il centro di Firenze”. So bene che il centro di Firenze lo si riconosce, e bene, dai monumenti. Ma da qui in poi, capita ancora di percepire quella cosa, che nessun piano regolatore può misurare, che si chiama atmosfera. Da via Palazzuolo, e poi giù oltre l’Arno, si possono ancora scorgere botteghe, negozi e attività che non hanno un direttore commerciale seduto nel suo ufficio di Milano, Londra o Shangai. In questa via si può ancora incrociare qualcuno che passeggia per il gusto di passeggiare e non solo per comprare un paio di scarpe o, nel migliore dei casi, visitare una chiesa e tornarsene in albergo. Addirittura, nella Firenze delle banche, via Palazzuolo sfoggia, quasi con orgoglio, la sede smessa di una banca da tempo chiusa.
Qualche pignolo farà notare che c’è un kebabbaro, in via Palazzuolo: bene, anche quello ha un taglio di bottega, panini impastati e cotti sul posto, carne locale, ben diverso da quelli, globalizzati quanto le vetrine di lusso, coi loro doner surgelati, che come funghi spuntano nel resto del “di qua d’Arno”.

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2 Risposte to “Le strade di Firenze – XXIII”

  1. Anonimo Says:

    Vero, ho passato diverso tempo in via Palazzuolo e approvo al massimo quello che hai scritto. Ci sarebbero ancora tante cose da dire su questa strada che, nella sua semplicità, nasconde tantissimi aspetti complicati di Firenze. Questa è la via in cui una volta lavoravano le prostitute e, se la guardi bene, ti accorgerai che ci lavorano ancora e che in realtà sono le stesse di 40 anni fa. E’ poi la via che ha mantenuto aperte le piccole botteghe che però sono state acquistate da commercianti esteri. Insomma, in una città in preda alla globalizzazione dei grandi marchi c’è un piccolo angolo di diversità antica e moderna che si chiama via Palazzuolo.

  2. Marco Says:

    Azz, abitavo in via del Porcellana 20 anni fa e le prostitute all’incrocio con via Palazzuolo mi parevano già vecchie allora, ora leggo che son sempre le stesse…


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