Le strade di Firenze – XXX

novembre 19, 2008

LUNGARNO AMERIGO VESPUCCI (Corriere Fiorentino di domenica 16 novembre 2008)

Più ci si allontana dal Ponte Vecchio, meno i Lungarni fanno pensare a Firenze. Andando verso ovest, oltrepassato il Ponte alla Carraia, comincia un tratto elegante, gentile, ma diverso dai toni a cui Firenze abitua il visitatore. E’ tuttavia un bel tratto, ricco di palazzi dei primi del novecento, e il fiume ha argini verdi e morbidi, che ricordano le mura di Lucca.
Per apprezzare questo Lungarno, è opportuno farsi dal Ponte alla Vittoria, e muovere verso il centro, puntando quell’idea di Ponte Vecchio che si scorge all’orizzonte. Ponte alla Vittoria, grigio e funzionale, come uscito da un calco unico di cemento, fa pensare che l’architetto abbia voluto dargli la forma di una scocca navale in onore di Amerigo Vespucci, il primo a capire che quelle terre trovate da Colombo erano un nuovo continente e che a quel continente, come a questo lungarno, dette il nome. America! Benchè fossi cresciuto circondato da una


buona quantità di amici che non facevano altro che ricordarmi, e a ragione, i misfatti dell’imperialismo USA, non sono mai stato antiamericano. Non c’era verso: la bandiera a stelle e strisce mi faceva venire in mente i Jefferson Airplane e Jimi Hendrix, la Summer of Love e Woodstock, Easy Rider e Ginsberg e un sogno di libertà, finto quanto si vuole, ma grandissimo (senza dimenticare i Blues Brothers e Animal House: per qualche motivo, da adolescente, pur apprezzando Ernesto Guevara detto Che, gli preferivo John Belushi detto Bluto).

Ma torniamo al Lungarno: qui è possibile ammirare uno dei prodigi dell’amministrazione fiorentina: come si fa a realizzare una pista ciclabile, se non c’è posto e non si vuole togliere alle auto? Facile: si asfalta di rosso un marciapiede. E così, continuando a scendere verso il centro sul marciapiede rosso, stando ben attenti a non farsi metter sotto dai ciclisti che arrivano da dietro, si può arrivare a vedere una targa che dice: “IN MEMORIA DI LELAND STANFORD J. CHE MORÍ IN QUESTA CASA IL 13 MARZO 1884”. Leland Stanford era uno studente americano che trovò la morte a Firenze: in suo onore il padre fondò la nota università, e sempre in suo onore, nel 1897, alcuni laureandi californiani vennero in città ad apporre la targa, ulteriore segnale del legame speciale che unisce questa strada agli Stati Uniti d’America.

Si incontrano poi quei bastioni travestiti da conchini, e quei paletti di metallo, tanto stretti da bloccare quasi le bici, e turbano. Conchini murati all’asfalto, a chiudere la strada, e dentro polizia, guardie giurate, Carabinieri. Sembra proprio – quante volte ho dovuto ammetterlo durante le assemblee scolastiche dei tempi del liceo – un avamposto imperiale. C’è anche una garitta (e colpivano, a suo tempo, le dodici telecamere: oggi non più, visto che l’intera Firenze è diventata un reality show da centinaia di telecamere). Quando Obama ha vinto le elezioni, ho preso la macchina e sono andato in giro a festeggiare: non sono potuto passare proprio dal Lungarno Vespucci, e in quel momento ho sperato in un futuro in cui i conchini murati non siano più necessari, a Firenze o altrove.

2 Risposte a “Le strade di Firenze – XXX”

  1. Frank Says:

    Bellissimo. Hai descritto la via che faccio ogni mattina avanti e ogni pomeriggio ‘ndrè… in maniera ispirata. Grazie!


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