Le strade di Firenze – XXXII

dicembre 2, 2008

PIAZZA DE’CIOMPI (Corriere Fiorentino di domenica 30 dicembre 2008)

Bisogna rilanciarla, questa città; far rivivere zone morte, riconsegnare al pubblico i luoghi pubblici. Verissimo. Da sempre appoggio incondizionatamente tutto quello che rende la vita a una piazza o una via, e allo stesso modo sono ostile a quell’idea, sostanzialmente opposta al buon senso, secondo la quale chiudendo locali e ritrovi e piazze, la città sarebbe più sicura.
Quindi, ben vengano aperture e rilanci, anche se qualche volta ci si può rimaner male. Ho un ricordo¹: procedevo da S.Ambrogio verso il centro. Passando sotto la Loggia del Pesce, quel loggiato vasariano che fa la guardia al mercatino antiquario, non potei fare a meno di notare che qualcuno vi aveva piazzato sedie e tavoli, aveva tirato su un bancone e si prodigava nel distribuire bevute e musica. Rallegrato, mi avvicinai e, pur andando di fretta, decisi di prendere una bevuta, per finanziare questa nuova iniziativa e godermi tra i primi la piacevolezza del luogo. Mi sporsi al bancone. Chiesi un mojito.
Mi venne presentato un bicchierello di plastica tanto stretto da sembrare una provetta. Una provetta di mojito:


– Otto euro.
In quel momento, e solo in quel momento, abbracciato dai muri di Piazza de’Ciompi, pensai che, insomma, anche certi assessori hanno magari le loro ragioni.
Ma questo ci interessa relativamente, in quanto la Loggia del Pesce fu portata lì solo nel ’55, ricostruita in tutta il suo semplice splendore dal Comitato per l’Estetica cittadina, a partire dai pezzi rimasti al Museo di San Marco dopo lo sventramento del Centro Storico: non ci aiuta quindi a trovare radici e significati profondi di Piazza de’Ciompi, nata senza logge, un quadrilatero irregolare dai cui lati – a parte quello in fondo, costituito dal fianco piatto e muto, tagliato da una scala antincendio che è una cicatrice, della Biblioteca di Documentazione Pedagogica – ti scrutano mille occhi vivi di abbaini, finestre e finestroni.
Piazza de’Ciompi è una piazza senza terrazze o varchi o porte: solo finestre; ed è la piazza del mercatino delle pulci. Il benvenuto lo dà il classico banco di libri e fumetti usati; poi, un reticolo di stabbiòli va a costituire un vero paradiso per chi cerca manufatti vetusti e astrusi. Qui si possono trovare lampade, piatti decorati, ottoni di ogni genere, catene e bambole terrifiche; elmetti militari e civili, argenti, cactus, parti di lampadario, cornici con le conchiglie e moltissime sottovesti bianche; un san Giuseppe con un cappotto batik e altri abbigliati secondo le Scritture; pennini, clave, foto di gente ormai morta e forse dimenticata, mobili, cherubini e mensole decorate.
Non c’è moltissima gente a fare acquisti – ce n’è forse di più quando, l’ultima domenica del mese, il mercato si amplia ad abbracciare le strade circostanti² – e magari qualcuno avrà già detto “leviamolo, ormai è anacronistico”; qualcuno, forse, già si immagina la piazza trasformata in vetrina d’altro genere, o locale, e sbaglia, sbaglia di grosso: non c’è un prezzo quantificabile per l’atmosfera di un luogo, e a volte rilanciare significa semplicemente conservare.

¹ Che i lettori di Slipperypond più affezionati ricorderanno.
² È vero: ci sono infatti ripassato il giorno dopo. C’era più gente, e un terrifico pullover ricamato a pinguini.

2 Risposte to “Le strade di Firenze – XXXII”

  1. Tizio Terzo Says:

    io ci sono stato in quel locale. Un’idea geniale dal prezzo impopolare. Ma preferisco un locale nemico in più, ad un’altra telecamera amica.


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