Le strade di Firenze – XXXVI

dicembre 30, 2008

PIAZZA SAN SIMONE (Corriere Fiorentino di domenica 28 dicembre 2008)

Durante le feste, sono molte le persone che, dalla periferia e dalle cittadine dei dintorni, muovono verso il centro di Firenze, attratte forse dalle luci, dai negozi e dal caldo che sbuffa sulle vie dai caffè e dai locali; allo stesso modo, chi in centro ci vive, alle feste tenta di sfuggire, cercando qualche angolo di pace lontano dalla calca, dalle luci e dalle decorazioni. Uno dei primi luoghi dove chi ha questo obiettivo può tirare il fiato è piazza San Simone: placida e silenziosa, e tuttavia prossima al centro, questa piazza presenta volti differenti a seconda di come vi si giunge.
Se si arriva da via dell’Isola delle Stinche, venendo da via Ghibellina, superati i bei beccatelli del palazzo da Cintoia e, di fronte, la scala esterna scoperta (antincendio, forse) del teatro Verdi, si può scorgere da una finestra in fondo una bandiera versicolore, simbolo a suo tempo degli appartamenti di studenti, ancor più che della pace, e una bottega di sarto, e piazza San Simone appare più come uno svincolo che come una piazza, con il suo sagratino a quarto di cerchio e la strada che lo costeggia. Un sagrato irrisorio, ma non privo di storia, tanto faceta – “per san Simone, ballotte e vin nuovo,” si cantava quando in quest’angolo di città si teneva la fiera delle castagne, o ballotte – quanto dolorosa, ché proprio su quel lastricato si tenne


un auto da fé contro due donne del popolo accusate di leggere libri eretici, e sempre lì Cialdino degli Ughi, esiliato come Dante in quanto guelfo bianco, e rientrato da clandestino, trovò una spada nella schiena. Quasi fosse un monito, all’angolo si trova la fontanella più demoniaca della città, con una testa di capro che butta acqua (o meglio, buttava, poiché è fuori uso).
Se si arriva invece da via dei Lavatoi, oltre alla porta laterale della chiesa, oggi murata, non si vedono che cassonetti (e si capisce che il futuro di Firenze passa attraverso l’introduzione dei cassonetti sotterranei, oltre che dal bando delle automobili).
Giungendo ancora da via dell’Isola delle Stinche, ma venendo da via Torta, potremmo addirittura procedere senza neanche accorgerci di aver traversato una piazza, mentre camminiamo e leggiamo la lapide che spiega come nel buio di una “umile stanza”, “l’oscuro intagliatore” Giovanni Dupré, realizzò il suo primo capolavoro, l’Abele morente, quella statua tanto realistica da cagionargli l’accusa di aver preso il calco da un cadavere (chi volesse vederla, però, non creda di poter semplicemente entrare nella chiesetta lì accanto: acquistata dallo Zar nel 1843, risiede oggi all’Ermitage di San Pietroburgo).
Solo arrivando da via della Vigna Vecchia, la facciata della Chiesa dei santi Simone e Giuda, di gusto seicenteco a causa del rinnovo effettuato su una base risalente addirittura al 1192, come ricorda un’antica lapide, si presenta chiara e limpida al fuggitivo, e piazza san Simone si presenta per quello che è, una piazza, offrendo infine riparo dal brulicare insensato della folla natalizia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: