Le strade di Firenze – XXXVIII

gennaio 13, 2009

BORGO SANTI APOSTOLI (Corriere Fiorentino di domenica 11 gennaio 2009)

Ci sono cose che sfuggono, a Firenze. Anche al più smaliziato amante della città può capitare di scoprire una via o una piazzetta nuova, magari collocata a brevissima distanza da luoghi arcinoti e amati; a volte non si tratta neanche di un luogo minore, ma di un’arteria decisiva, nascosta fino a quel momento alla vista dal radicarsi di certi itinerari fissi, che ciascuno costruisce nella propria mente passando per il centro della città, un attraversamento dopo l’altro.
Nel mio caso, un tale fantasma era fino a poco tempo fa borgo Santi Apostoli: mi era capitato di spingermi fino all’altezza del vicolo dell’Oro o del chiasso di Manetto, oppure, dall’altro lato, di passeggiare fino all’ultima delle vetrine dove piazza Santa Trinita si fa borgo, ma nella via non ero mai penetrato, forse immaginando che da lì si sbucasse direttamente in piazza della Repubblica, o chissà dove ancora.
Per lunghi anni mi sono involontariamente privato dei molti ristoranti del borgo, delle enoteche, dei bei negozi, tra i quali spicca un piccolo alimentari “da paese,” delle terme di Antonio Peppini (oggi sostituite da un negozio di confezioni) o del bizzarro giardino Rosselli-del Turco, annunciato da un volto di donna col cappello sulle ventitré e realizzato dalla famiglia Borgherini nel 1534 (il giardino passò ai Rosselli nel 1750 in seguito alla caduta in disgrazia dell’ultimo Borgherini, travolto da


un vergognoso caso di ammanchi dal Granaio dell’Abbondanza). Né mai fino ad ora potei apprezzare la chiesetta degli Apostoli, di cui secondo la leggenda, la prima pietra fu posta da Carlomagno in persona, alla presenza dei paladini Orlando e Oliviero, o la bella piazza del Limbo – nomen omen – che la ospita. Ma soprattutto mi sarei privato dei suoi vicoli, ben sette vicoli (nove con quello dell’Oro e di Manetto, dieci contanto quello nei pressi delle terme, chiuso nel 1826) che paiono fatti più per lasciare il borgo che per giungervi e si dipartono quasi tutti dalla destra, giacché il lato sinistro della strada – quello che corre parallelo all’Arno – fu incorporato dalla successiva cinta di mura: il chiasso delle Misure, dove stavano gli uffici in cui il Comune annualmente faceva controllare bilance, pesi e stai dei commercianti all’ingrosso; quello del Cornino, che prende il nome da una vicenda di infedeltà nobiliare di cui si è persa la memoria; il chiasso dei Del Bene, dalla famiglia, scesa da Fiesole, che diede i natali allo stilnovista Sennuccio, miglior amico del Petrarca; via dei Fiordalisi, il cui nome deriva dallo stemma dei Nobili, stirpe ascesa a una certa gloria a fine ’400, quello delle Bombarde, non sede di deposti d’artiglieria, bensì dominio della famiglia di possidenti minori dei Bombarda, quello che prende il nome dai Ricasoli, feudatari chiantigiani che dettero all’Italia il suo secondo Presidente del Consiglio (e inventore del Chianti Classico) Bettino Ricasoli, fino al chiasso degli Altoviti, valdarnesi alleati dei Medici, e veri signori del quartiere, e del borgo.

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