Le strade di Firenze – XXXIX

gennaio 20, 2009

BORGO LA CROCE (Corriere Fiorentino di domenica 18 gennaio 2009)

Firenze non è divisa semplicemente in quartieri: essa si compone anche di diversi strati, corrispondenti alle differenti epoche, e di più di una via con un carattere affatto particolare, che spicca agli occhi di chi vi passa come parte di chissà quale altra città, o addirittura come una città nella città, del tutto diversa per piglio e carattere e, in alcuni casi, tanto distinta da sembrare potenzialmente autonoma. Caso lampante di quest’ultima categoria è borgo la Croce. Usufruendo degli esercizi del borgo, e solo di quelli, è possibile: acquistare animali, farmaci, timbri, ferramenta, libri usati, arredamento moderno e antiquario, complementi di arredamento (in ben cinque diversi negozi), scarpe, biancheria, abiti (in nove diversi negozi), gioielli, orologi, pellicce, vini, pane, kebab, viaggi (scegliendo tra quattro agenzie), farsi i capelli, aprire un conto in banca, fare il bucato, andare all’oratorio o al bar, mangiare fuori, navigare su Internet. Questa impressione che borgo la Croce sia una città nella città è rinforzata dalla sua posizione (la denominazione stessa, borgo, indica


la sua collocazione esterna alla prima cerchia di mura) e dal carattere analogo della sua continuazione, via Gioberti, zona commerciale di impronta relativamente recente ma certo né antica come il centro storico né post-moderna come le zone industriali riconvertite a megastore dove sempre più si affolla il popolo della domenica.
Pur nel suo carattere prettamente commerciale, borgo la Croce conserva un che di solenne, quasi di triste, specialmente la sera, se si riesce a non far caso ai giovani tirati a lucido che avanzano verso la zona, tornata di moda, di piazza sant’Ambrogio. Questa cupa solennità che il borgo acquista a botteghe chiuse deriva forse dal fatto che borgo la Croce è stato in passato un luogo luttuoso: qui passavano i condannati a morte, accompagnati dai confratelli della Compagnia dei Neri, per un’ultima preghiera da effettuarsi nella cappella dello Spedale degli Aliotti (oggi scomparso dalla via, e segnalato solo da due stemmi): ciascuno pregava, con una catena al collo che lo assicurava al pavimento, prima di esser portato al patibolo. Testimone di quest’epoca è oggi un Cristo che scende dalla croce nella cui lapide si legge per l’appunto: “a estremo conforto dei giustiziati”.
Anche il nome del borgo non è legato, come si potrebbe pensare, al convento francescano di Santa Croce, o all’omonima piazza. Là dove anticamente l’Arno faceva un’ansa – detta, ai tempi, gorgo – esisteva una croce per la quale i fiorentini avevano particolare devozione. Ulteriore dimostrazione che la città nella città ha miti propri, che tendono all’esterno, piuttosto che all’interno della città: la Croce al gorgo segnava infatti il luogo dove sarebbe morto il primo martire fiorentino, San Miniato, che, secondo la leggenda, decapitato sul posto, avrebbe raccolto la propria testa mozza e si sarebbe diretto di buona carriera dal borgo fin sulla vetta di quel Mons Florentinus dove sorse poi la basilica a lui intitolata.

2 Risposte to “Le strade di Firenze – XXXIX”

  1. Gabe. Says:

    Oltre San Miniato vi è una nutrita schiera di santi decapitati. Il mio preferito ad esempio è San Cosma, per quel fatto del cammello che inizia a parlare dopo il martirio (fonte: Wikipedia.) So che anche Santoni stravede per San Cosma, patrono dei parrucchieri.

  2. quella Says:

    io resto fedele a santa lucia


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