Le strade di Firenze – XLI

febbraio 3, 2009

LUNGARNO FERRUCCI (Corriere Fiorentino di domenica 1 febbraio 2009)

Capita a volte che a metà di una serata, che ci si era detti magari di consacrare al lavoro, alla lettura, alla pianificazione del futuro, alle cose, insomma, “utili”, a un certo punto monti dal nulla un senso di impotenza e futilità, di noia e angoscia, quella cosa che alcuni chiamano spleen e altri giramento di coglioni, e ci si trovi costretti a uscire, alla ricerca disperata di una distrazione. E capita a volte che questa necessità sia così forte che non basti il consueto giro di Firenze – troppo ogni cosa ci appare arcinota -: si deciderà allora di andare al cinema da soli, al secondo spettacolo, come un personaggio di un film anni ’50 che è stato lasciato dalla fidanzata o dalla moglie.
Inutile dire che giunti a quel punto si sceglierà un cinema molto lontano, onde ridurre la possibilità di incontrare qualcuno che si conosce, e si andrà a piedi, camminando spediti, la testa calcata profondamente nel cappotto e nella sciarpa, le mani in tasca, l’obiettivo ben fisso in mente, senza


prestare la minima attenzione alla città che ci sfila accanto.
Usciti dal cinema, che potrebbe essere il Colonna, nel remoto Lungarno Ferrucci, se si è abbastanza fortunati da aver visto un buon film, una commedia leggera e ben costruita, ambientata magari in un luogo esotico, ci si troverà ad affrontare la notte, e il ritorno, in una disposizione d’animo del tutto differente. Come usciti da un’apnea lunga ed equivoca, l’aria fresca dell’Arno notturno ci riempirà i polmoni, portando ossigeno alle nostre percezioni. Subito appariranno intorno a noi il negozio di gomme, la sede gloriosa della Rari Nantes (con essa, anche i cattivi ricordi di quando da piccoli ci portavano là in piscina, ed eravamo negati, e il cloro ci faceva bruciare gli occhi), le molte case plurifamiliari, e poco più in là, in basso, oltre un cortile di foglie secche e detriti, gli argini larghi, doppi ed erbosi di un Arno già diverso da quello cittadino, bordato di alberi sparsi e simile a come si presenta in certi argini del Casentino o del Valdarno.
Come ogni luogo fiorentino che stia fuori dall’ultima cerchia di mura – la cerchia non ha che le porte, ormai, ma la sua ombra permane – è città altra, ma al confronto delle zone ad alta densità abitativa è placida: c’è, ineffabile, quella tranquillità sorniona propria dei Lungarni, e solo dei Lungarni.
Il ponte di San Niccolò, una lingua discreta, moderna, in cemento, è un confine ideale: oltre di esso, nel buio, si stagliano i profili amati del centro, ma in una disposizione prospettica inusuale: la torre di Palazzo Vecchio, che spunta priva di palazzo, è una lampara; Santa Croce, vista da dietro, una enorme corona, posata sul velluto dei tetti; la Cupola del Brunelleschi, in fondo, col resto del Duomo invisibile, pare un monito, o una benedizione. Da lì, rientrando verso il centro, gli occhi fissi sulla città, si sentirà urlare il fiume, per cagione di quelle piccole rapide diagonali che stanno all’altezza di piazza Ferrucci, poi, fatti pochi passi, saremo nel Lungarno Cellini, e lì è di nuovo Firenze.

4 Risposte to “Le strade di Firenze – XLI”

  1. franchino8 Says:

    Martedì scorso sono andato al cinema da solo, una giornata davvero spleen.:) io però un amico l’ho incontrato:)

  2. sarmizeget Says:

    che film hai visto?

  3. franchino8 Says:

    Sono andato a vedere Milk. Davvero ben fatto.:)

  4. Herdakat Says:

    A me Milk m’è parso invece un po’ noioso. In particolare il montaggio un po’ troppo tirato via.


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