Le strade di Firenze – XLV

marzo 3, 2009

VIA DEI BARBADORI (Corriere Fiorentino di domenica 1 marzo 2009)

Firenze, come ogni città la quale, pur di origini antichissime, non ha mai smesso di esser popolata e avere un posto da protagonista nella storia, è anche una città di cicatrici. Mille ferite, da un palazzo minato a uno restaurato male, da quartieri buttati giù per far posto a non si sa che modernità ad altri ormai pervertiti dal sovrapporsi di interventi architettonici, la segnano. Tra le più gravi, vi è l’intera via dei Barbadori, una lunga cicatrice di cemento. Minata dai tedeschi e poi ricostruita, fu via nobile, di torri e palazzi, ma oggi si fa riconoscere per le mensole di cemento, che provano forse a fare il verso in modo goffo e atroce a quelle, vere, che in innumerevoli altre strade della città deliziano il passante.
Non fosse per le torri, via dei Barbadori ricorda Livorno: c’è nei palazzi quello stile grossolano e insieme dimesso tipico dell’architettura della ricostruzione, e forse se Firenze avesse fatto la fine di Livorno, sepolta dalle bombe, oggi apparirebbe così. A quel periodo pure appartiene, sociologicamente, la galleria che in via Barbadori ha uno degli accessi, idea d’altri tempi, un androne commerciale (da chiuder di notte, impauriti) oggi ridotto a sede per ristoranti da turisti con menù multilingua e grosse scritte CAPPUCCINO e accesso per alcuni degli interni di via Guicciardini.
Oggi di via dei Barbadori si nota soprattutto il suo esser curva e cieca, poco vitale (conta più di un cartello


“vendesi” e di una bottega sbarrata). E’ introdotta da un arco, che riprende quello del Corridoio Vasariano su via dei Bardi, moderno e brutto, che non basta a nobilitarla, né la nobilitano le torri. Quella che le dà il nome sta in un’altra via, addirittura: è due passi più in la, in borgo san Iacopo, quasi volesse prendere le distanze dai suoi antichi padroni; mentre la torre dei Belfredelli, come sdegnata, volge il viso altrove, e dà le spalle alla strada (che poi le sue “spalle” non sono altro che la torre dei Ramaglianti, ma cassonetti e motorini le danno una tenace aria di retrobottega).
Eppure, ai tempi della Repubblica Fiorentina questa era una via di preclara importanza: la famiglia omonima, di cui fu capostipite il Barbadoro, contò 18 Priori e 2 Gonfalonieri di Giustizia, e qui aveva il proprio palazzo. Ma già quando il potere andava spostandosi in mani medicee, un’ombra si stagliava sulla strada. Niccolò Barbadori propose di bandire Cosimo de’Medici da Firenze in quanto attentatore all’integrità della Repubblica, e naturalmente questa uscita gli si rivoltò contro (“Barba d’argento, dovrebbero chiamarti,” gli disse Nicolò da Uzzano, “per la poca saggezza de’ tuoi discorsi!”). L’esilio del Barbadori fu solo il primo atto del declino della via, che ebbe un altro colpo nel 1615, con l’estinzione della linea di sangue della famiglia, e la cessione del suo intero patrimonio a Matteo Barberini, futuro papa Urbano VIII; da lì la strada perse anche il nome. L’ultimo e finale colpo lo diede la Wehrmacht, che fece saltare in aria l’intero quartiere, e con esso ogni pretesa di nobiltà della via, oggi ricostruita e resa, solo nel nome, ai Barbadori.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: