Le strade di Firenze – XLVIII

marzo 25, 2009

VIA SANT’ANTONINO (Corriere Fiorentino di domenica 22 marzo 2009)

C’è stato un tempo in cui, ragazzi, venivamo a Firenze a comprare i vestiti usati al mercatino, le magliette dei gruppi metal, le felpe dell’Adidas “vecchia scuola”, e ci immaginavamo chissà che: con gli occhi dell’immaginazione, e dell’ingenuità, scorgevamo tra i banchetti del mercato una città che ci aspettava, futuri studenti universitari, con locali aperti di notte, tanti e aperti fino a tardi, una città dove gli spazi sociali non erano stati annientati o esiliati in periferia. Una città viva forse? Che illusi! D’altronde avevamo neanche vent’anni, ma qualcosa di diverso c’era. Per esempio, cosa che oggi pare folle, il mercatino di san Lorenzo era un luogo interessante, dove si potevano fare affari dignitosi e togliersi qualche sfizio; via sant’Antonino si gettava – ci gettava – dalla stazione al mercato, e nel suo ultimo tratto, quello che si chiamava un tempo via Porciaja, diventava il mercato stesso e attraversarla, passando tra i banchi oppure sotto il portico, ci riempiva di felicità, di fiducia in Firenze. Bastava poco, dirà qualcuno. Vero; ma proviamo ad andarci oggi. Di notte, un venerdì sera magari, e trovarla sgombra, vuoto il porticato e vuota la strada, col passaggio del parcheggio del mercato centrale che le fa da parete. Ridotta a sfogo per chi esce dalle osterie-trappola della zona, o dai


locali sbronza-americani, col mercato chiuso e i gruppetti di anziani stranieri che si affrettano per raggiungere il pullman che li porterà a Roma o Venezia, via sant’Antonino mette una tristezza, una tristezza che uccide. Sotto questi portici, che sarebbero bellissimi, che paiono chiedere di dar protezione ai nottambuli fino all’alba, e invece alle otto sono già deserti, questa via parla di una città venduta a tranci e tenuta ben vuota la notte, una landa brulla nella quale parole come rilancio e innovazione assumono ormai connotazioni quasi umoristiche.
L’unico interesse, è nelle curiosità. Curiosità che emergono a loro volta da ricordi antichi, come Marino Groovy, oggi una saracinesca abbassata, un’insegna spenta e monca di qualche lettera. Solo oggi, a ripassarci davanti a strada vuota, si fa caso che è qui, Marino Groovy, un nome che per noi, cresciuti con i cartoni animati di Rete37, Canale10, JuniorTV, in mezzo ai quali la sua pubblicità (“Che guerra ragazzi! la guerra della moda! Ho spogliato l’America per voi!”) passava decine di volte al giorno, simboleggiava tanto Firenze quanto gli Stati Uniti, o il mondo. Oppure curiosità urbanistiche, come via del Gomitolo dell’oro, uno stretto gomito che collega via sant’Antonino con borgo la Noce, e a vederlo sembra solo un androne, coi muri tanto vicini che gli abitanti dei due lati potrebbero parlarsi, da finestra a finestra, ma di certo nessuno lo fa più. E’ vuota tanto di notte quanto di giorno, questa via, che è più un deposito per i carretti del mercato, e sui suoi muri, tra mille scrittacce un bello stencil, sullo stipite di una corte quadrata e buia, che sa di case sfitte, fa tremare e riflettere: rappresenta un simbolo ibrido, in alto ha il giglio di Firenze, in basso, al posto della radice, i tentacoli di un polpo, o di una piovra.

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6 Risposte to “Le strade di Firenze – XLVIII”

  1. Alessia Says:

    Amarcord…Con Marino Groovy mi hai fatto fare un salto nel passato! ;-)

  2. Herdakatamericano Says:

    Scriviscriviscrivi, mi pare che sei ad uno dei tuoi apici in questi giorni. Complimenti.

  3. sarmizegetusa Says:

    la prossima esce solo la prox settimana– :)

    (grazie)

  4. Herdakatamericano Says:

    Ah, sono a Minneapolis. Sono in astinenza. Qui puoi trovare cibo di ogni tipo. Salame da sugo kasher in salsa barbecue balenare oltre i bastioni di Orione… ma di lapredotto neanche l’ombra.

  5. enia Says:

    belle le strade!


  6. bella la salama da sugo kosher!


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