Le strade di Firenze – LIX

giugno 16, 2009

PIAZZA DE’ PITTI (Corriere Fiorentino di domenica 14 giugno 2009)

Capita a volte, passeggiando per l’Oltrarno alla sera, di giungere dal chiasso e dalle risa di Santo Spirito gremita al silenzio lunare di piazza de’Pitti. Di fronte al lungo palazzo, la piazza, quel palcoscenico inclinato dove giungevano i regnanti e dove oggi i ciottoli sono murati, è spesso vuota di presenze, e quell’impressione di città fuori dal tempo che a volte Firenze dà, qui è più forte che mai. Nonostante la gloria del palazzo, dei tesori ivi contenuti e di Boboli dietro, Piazza de’Pitti di notte è gravida di malinconia (non è un caso che quando Dostoevskij vi abitò partorì il dolente romanzo L’idiota). È una piazza che ha visto passare i più diversi padroni, ma che prima di ogni cosa vide l’ambizione e la frustrazione del primo, l’arcigno banchiere e mercante Luca Pitti, che faceva sedere i suoi ospiti su sacchi di fiorini. Come Gonfaloniere di Giustizia, Luca Pitti guadagnò potere e influenza, finché nel 1458 tentò un colpo di stato contro Cosimo, in nome della Repubblica. Fu dichiarato ribelle ed esiliato; in seguito tornò a Firenze, dove si dedicò alla costruzione del suo palazzo. Da sempre rivale dei Medici, Pitti ottenne da Brunelleschi il progetto, in origine destinato proprio a


palazzo Medici ma bocciato da Cosimo “per non suscitare invidie”; acquistò con spese ingentissime le case dei Barducci, dei Mannelli, dei Ridolfi, degli Antegoli e dei Rossi e le tirò giù per far posto all’edificio. In origine, pur essendo definito dal Machiavelli “il palazzo della città a tutto maggiore de alcuno altro che da privato cittadino infino a quel giorno fosse stato edificato”, Palazzo Pitti aveva il carattere tipico del palazzo mercantile fiorentino: un dado traforato a tre piani; magazzini in basso, primo piano d’abitazione e secondo per la servitù, e la piazza ancora era una via, via del palazzo de’Pitti.

Dopo la morte di Cosimo, Luca Pitti, le finanze destabilizzate dalle esorbitanti spese per il palazzo, congiurò di nuovo contro i Medici, pare per una questione nata dal rifiuto di far sposare Lorenzo con una delle sue figlie, e fece tendere un agguato a Piero sulla via per Careggi, che fu scampato solo per la destrezza di Lorenzo che era con lui. Arrestato, Luca Pitti morì in prigione nel 1472. I lavori del palazzo erano fermi dal 1464 e non vennero mai ripresi, finché la famiglia, smacco supremo, fu costretta a venderlo proprio ai Medici. Nel 1620 il Parigi ampliò la facciata, mentre nel Settecento, sotto i Lorena, vennero eretti i due rondò laterali che delimitano il piazzale.

Davanti a Palazzo Pitti, sullo spigolo di un palazzo, resta oggi l’ultimo stemma dei Pitti, simbolo malinconico della casata decaduta, che alla notte pare guardare sconsolato alla piazza silenziosa e al palazzo perduto.

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