Le strade di Firenze – LXXV

dicembre 23, 2009

VIA DELL’ORIUOLO (Corriere Fiorentino di domenica 20 dicembre 2009)

E come cerchi in tempra d’orioli
si giran sí,che ‘l primo a chi pon mente
quieto pare, e l’ultimo che voli;

Par, XXIV, 13-18

Negli ultimi tempi, via dell’Oriuolo è la via che mi trovo più spesso a percorrere, specialmente alla sera; la ragione è da ricercarsi nella biblioteca delle Oblate, per questo dicembre, e speriamo anche nel 2010, aperta anche di sera. Già le Oblate, col loro chiostro e il terrazzo vista Duomo, erano motivo d’orgoglio di per sé (dispiaceva solo non esser bambini, e non poter quindi sfruttare la ludoteca, e assistere al delirio securitario del “documento per andare in bagno”): adesso che sono aperte anche alla sera, diventano una biblioteca sostanzialmente perfetta, e un segnale per l’intera città: è questa la direzione in cui bisogna andare.
E così, per l’ennesima volta, mi trovavo ieri sera a percorrere questa lunga e stretta via, che un tempo aveva tre nomi (via dello Sprone da via Fiesolana a via sant’Egidio, via Albertinella da da via Sant’egidio a via Folco Portinari, via Buia da via Folco Portinari a piazza del Duomo) i quali poi, ai tempi di Firenze capitale, sull’onda di sentimenti di


unità tanto nazionale quanto toponomastica, vennero unificati sotto il nome di via dell’Oriuolo, dall’orologio di Palazzo Vecchio che qui, nel 1352, venne costruito (all’epoca ancora non dotato di lancette, ma solo di una campana che suonava a ogni ora). D’un tratto, prende a scendere una neve di panna e il tempo si ferma. Nei molti ristoranti tutti escono sulla soglia; una cameriera si spinge fin sulla strada, a mangiare la neve a bocca aperta, la testa rivolta al cielo, (e una voce da dentro le grida: “vien via tanto domani non la fai, festa!”); la Cupola sullo sfondo si fa bianca, mentre il buonumore trionfa come in un film di Frank Capra: siamo tutti bambini, io, i clienti dei ristoranti, tre studentesse che stavano entrando in biblioteca e invece si bloccano a guardare il cielo; solo l’omino di un catering con sede in Mugello (leggo l’indirizzo sul furgone), smadonna tra sé, caricando gli ultimi contenitori. Come le studentesse, posticipo l’entrata in biblioteca, percorro la strada per intero, supero l’ultimo palazzetto, quello dei Bartolommei, fino al triangolo spartitraffico con via sant’Egidio, dove un trio di ragazzi discute animatamente se “attaccherà” o meno.
Mi volto e proseguo a ritroso; nevica sul Palazzo degli Sporti, sotto le cui mensole gli accademici degli Apatisti giocavano al “Sibillone”; nevica sul palazzo Corsi, pied-à-terre degli Albizi, e su quello, rifatto settecentesco, dei Minerbetti; s’imbiancano il chiostro esterno del monastero, oggi sede del Museo Storico Topografico, la Banca d’Italia e il lato del Palazzo Strozzi di Mantova. Entro infine alle Oblate, accolto dall’operosità silenziosa degli studenti, e mi immergo nel lavoro.
A tratti alzo il capo, e dalle lunette della sala guardo la neve, che tuttavia pre scendere sempre meno fitta. Quando esco, a mezzanotte, scorgo la delusione negli sgocciolii, nel povero velo di pappa trasparente che copre i marciapiedi; i ragazzi in giro, ringalluzziti ora più dall’alcol che dal tempo, trovano soddisfazione residua nelle palle di neve, pescando da sopra i tetti delle macchine parcheggiate.

Una Risposta to “Le strade di Firenze – LXXV”


  1. […] Vanni Santoni – Strade di Firenze: Via dell’Oriuolo […]


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