Le strade di Firenze – LXXVI

gennaio 2, 2010

VIA LUNGO L’AFFRICO (Corriere Fiorentino di domenica 27 dicembre 2009)

Capita a volte, trovandosi in un certo luogo, di essere colpiti da una sensazione, simile a un deja-vu più lungo e profondo, un’impressione come di essere in qualche modo già stati in quel posto, se non di conoscerlo benissimo. Quando questo fenomeno avviene in un luogo lontano, hanno gioco facile i teorici delle “vite precedenti”; se invece la sensazione compare in un quartiere della nostra città, si è portati piuttosto a pensare che sia un vago ricordo d’infanzia, che misteriosamente torna a galla. Mi trovavo, pedalando ostinatamente onde fuggire dalle folle e dalle lucine natalizie, dalle parti di via lungo l’Affrico, quando provai questa emozione: nel mio inconscio, la lunga via che taglia il quartiere di Campo di Marte apparve anche più fiorentina di Piazza della Signoria o del Piazzale Michelangelo.
Eppure, se si eccettua il carattere degli abitanti, i tratti salienti di via lungo l’Affrico sono davvero poco fiorentini: l’alveo del torrente, che prende il nome dalla vicenda narrata da Boccaccio nel poemetto Ninfale fiesolano, in cui il pastore Affrico, innamorato della ninfa Mensola e credendosi abbandonato, si taglia le vene sulla riva di un corso d’acqua dicendo: “E tu fiume ritent’il nome mio / e manifesterai il doloroso /


caso ch’è occorso, sì crudele e rio”, a seguito dei lavori di interramento è stato trasformato in una sorta di lungo giardino, unico in città, che separa la via dal Viale de Amicis, e corre dal Salviatino fino alla ferrovia; gli alberi scelti per abbellirlo sono pini, anch’essi relativamente poco caratteristici in città, così come poco caratteristico è quel gonfiarsi ed esplodere dell’asfalto della strada per le radici dei pini stessi, fenomeno tipico delle località di mare; infine, poco fiorentini sono certi edifici con portici a colonne quadre, che ricordano piuttosto la periferia bolognese.
Arrivandovi in bicicletta, vi sono giunto dal sottopassaggio di via Mannelli; da lì sono salito sul corridoio in mezzo all’erba, i giochi per i bimbi che rinforzavano l’impressione che fosse stato un luogo della mia fanciullezza; ho pedalato, e continuato oltre gli incroci con via d’Annunzio e via de’Falcucci, fino a superare la rotonda; Viale de Amicis lì accanto diventa via Ojelli, ma via lungo l’Affrico continua, s’incurva, procede, esce infine – e io sono uscito con lei – dalla città; sono sfrecciato attraverso alberi e case sparse, nella campagna che sta tra Fiesole e le cave di Maiano, già buia al pomeriggio, e tanto misteriosa da farmi perdere quel senso di già visto e vissuto, fino alla villa del Palmerino dove – in un’epoca in cui Firenze attraeva stranieri non solo per farli sbronzare e rispedirli a casa dopo un rapido giro agli Uffizi – Violet Paget suonava l’arpa in lunghi pomeriggi in compagnia di Telemaco Signorini e Mario Praz e, pacifista e femminista ante litteram, firmava romanzi e saggi con lo pseudonimo di Vernon Lee.

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3 Risposte to “Le strade di Firenze – LXXVI”

  1. Fra. Says:

    Attenzione, Cave di Maiano, non Vajano. Vaiano è in provincia di Prato (e in generale un toponimo abbastanza diffuso).

  2. sarmizegetusah Says:

    certo! megalapsus derivante da certi romanzi di certi amici con scene ambientate in certe cave…


  3. […] Vanni Santoni – Le strade di Firenze: via Lungo l’Affrico […]


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