Le strade di Firenze – LXXVII

gennaio 7, 2010

VIA DEGLI STROZZI (Corriere Fiorentino di domenica 3 gennaio 2010)

Qual è il “vero centro” di Firenze? Annosa questione. Si potrebbe discutere se sia Piazza della Signoria o quella del Duomo (nel mezzo del Battistero, magari); chi sa di storia romana direbbe a colpo sicuro piazza della Repubblica, dove si incrociavano il cardo e il decumano; un qualche puntiglioso potrebbe indicare la stazione dei treni, gli amanti dell’arte diranno forse gli Uffizi, e sono convinto che qualcun altro, in dispregio della geometria, tirerebbe in ballo Santo Spirito.
Per i turisti del nord Italia, sopravvenuti in inusuale quantità nei giorni di fine d’anno, il centro percepito della città, almeno a giudicare da dove si accalcavano, è via degli Strozzi; forse per i negozi, forse perché abituati a modelli di città ottocentesca, se non sabauda, dove archi e portici indicano il centro. Preso dalle ultime commissioni dell’anno, sono passato spesso in via degli Strozzi, e immancabilmente attorno a me ho sentito accenti torinesi, alessandrini, pavesi.
Per il fiorentino è una via poco significativa: camminandoci, sente in qualche modo che non è del tutto autentica – tutta la parte che va da palazzo Strozzi a piazza della Repubblica fu infatti realizzata durante il “risanamento” del diciannovesimo secolo, ampliando radicalmente via dei Ferrivecchi, che


negli antichi acquerelli si presenta come una stretta via infognata di tende e banchetti, sede permanente di quello che oggi chiameremmo “mercatino dell’usato” – e ci passa velocemente e poco volentieri.
Per i turisti settentrionali visti in questi giorni, quegli stessi che alle ventuno del 31 dicembre passavano veloci, schivando le gocce, elettrificati da quel clima di attesa tipico dell’ultimo dell’anno, che alle 5 del primo berciavano e cantavano ubriachi, e che alle diciotto dello stesso giorno si ripresentavano, freschi di doccia e di abiti puliti, per la promenade serale, invece, era normale arrivare qui da piazza della Repubblica o dai Lungarni, e passeggiare prendendo per parte buona e caratteristica di Firenze quella che in realtà è un po’ una continuazione (o comparto) della commerciale via Tornabuoni. E certo non si può pretendere che notassero l’impianto quattrocentesco di palazzo Anselmi, il Diavolino del Giambologna o il cornicione lasciato a mezzo di Palazzo Strozzi, ipnotizzati com’erano dalle luci delle vetrine di Louis Vuitton, Cartier, Dolce&Gabbana e Bulgari, che vogliono tutta l’attenzione per sé. Uno stencil lasciato sul muro tra due boutique dice “sabotiamo la città merce”: ora, più che sabotarla si tratterebbe di superarla, o almeno riempirla di contenuti; sembra che si stia pian piano andando in tale direzione, anche se a guardare come questi nostri ospiti si accalcano attorno a questo giubbetto o quella borsa (salvo poi acquistarla contraffatta in via Calzaiuoli), viene il dubbio di esser noi quelli sbagliati.

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