Le strade di Firenze – LXXXII

febbraio 16, 2010

PIAZZA DEL MERCATO NUOVO (Corriere Fiorentino di domenica 14 febbraio 2010)

Di tutte le ottantadue strade e piazze cittadine raccontate fin qui, piazza del Mercato Nuovo è forse quella dove sono passato più spesso. C’ho fatto ì solco, come si suol dire. La ragione è semplice: c’è il trippaio, ed è uno dei migliori, nonostante la zona assai turistica, e così mi trovo a tornare da queste parti ogni volta in cui cerco il conforto di un panino al lampredotto che – sarà il brodo, sarà la carne, sarà che è caldo – è la cosa più simile a un vero pasto che si possa trovare e consumare in pochi minuti (si, anche più del kebab, gli xenofili si mettano l’anima in pace). Piacere del panino a parte, la piazza è un incubo: afflitta da un mercatino piuttosto insensato – tutti i banchi sono identici tra loro nell’esposizione grottesca di cintole e borse e sciarpe e ancora torri di Pisa, Persei, David, pure centurioni romani (lì lo spedizioniere cinese si deve essere sbagliato) – è sempre affollata di turisti, anzi dalla parte peggiore della marea che quotidianamente assedia Firenze: quelli che, fatte le cose “obbligatorie” – il giro agli Uffizi, il Campanile di Giotto – alla quiete mistica di Santa Maria Novella, Santa Croce o San Miniato preferiscono


il giro a vuoto, l’acquisto pacchiano, il palpeggio del naso del cinghiale. Ecco: il Porcellino con la sua corte di ilari signore inglesi, giapponesi, spagnole, è ai miei occhi particolarmente irritante, e a poco vale dirmi che porterebbe fortuna: porta fortuna anche toccare una copia? L’originale, mi duole dirlo, sta al Museo Bardini.
Dispiace vederla così, piazza del Mercato Nuovo, perché non sarebbe priva d´interesse: di notte, quando è sgombra di turisti e mercanti, se ne apprezza la bella loggia (nelle cui nicchie risiedono tre personaggi un po’ meno notevoli di quelli delle omologhe degli Uffizi: l’orafo e tipografo Bernardo Cennini, lo scardassiere e caporione dei ciompi Michele di Lando, il priore e storico Giovanni Villani) e soprattutto, in mezzo alla loggia stessa, fa sfoggio la “pietra dello scandalo” o “dell’acculata”, un tondo in marmo che riproduce una delle ruote del Carroccio, simbolo della Repubblica Fiorentina. Sul punto segnato dalla pietra veniva posizionato il carro, attorno al quale si effettuava la rivista delle milizie, ma la pietra aveva anche un’altra, più greve, funzione: era il punto dove venivano puniti i debitori insolventi. Costoro venivano appesi a una corda, le mani e i piedi legati insieme, le braghe calate, quindi tirati su e lasciati cadere più volte sulla pietra, ostendendo pubenda et percutiendo lapidem culo nudo, operazione brutale che non di rado cagionava fratture; è forse per antica memoria di questa usanza che le volte in cui mi è capitato di mangiare un panino al lampredotto e scoprire di non avere con me il portafoglio mi sono sempre precipitato a recuperarlo e tornare a pagare.

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4 Risposte to “Le strade di Firenze – LXXXII”

  1. Fra. Says:

    medagliamedagliamedaglialamprelamprelamprelampre!…


  2. (dedicato a Fra. chettelodicoafare)


  3. […] Vanni Santoni – Strade di Firenze: Piazza del Mercato Nuovo […]

  4. Fra. Says:

    Inchino. :-)


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