Le strade di Firenze – LXXXIII

febbraio 23, 2010

VIA SANT’EGIDIO (Corriere Fiorentino di domenica 21 febbraio 2010)

Mi trovavo, la sera di un sabato, a percorrere via sant’Egidio, una di quelle vie nelle quali passi mille volte ma di cui non impari mai il nome, destinata ad essere sempre indicata come “parallela di…”, “perpendicolare a…”; ne notavo la caratteristica umidità, e valutavo se il palazzo al numero 16 potesse essere in effetti il più umido di Firenze. Assorto in tali alte considerazioni, mi superarono quattro ragazze e un ragazzo: nonostante il freddo da nono girone c’era dovizia di carni scoperte, e anche il maschio della compagnia non aveva indosso che una t-shirt; in bilico su tacchi, le fanciulle strepitavano in yankee, ma a tratti, tra una risata, un gridolino e un caracollare, alzavano lo sguardo ai muri alti della via, le bocche aperte. Mi chiesi: che penseranno costoro di via sant’Egidio? Per uno che abita a Firenze, poco è più normale di questa strada. La meraviglia di costoro per la Cupola, mi dissi, non può essere dissimile alla mia: son trent’anni che la vedo e ne esco sempre sconcertato. Ma via sant’Egidio? L’unica sua cosa eccezionale è ignota ai piú, ed è il gioco del Sibillone: si svolgeva a palazzo Busini, quello con gli sporti laterali, laddove la via fa forca con via dell’Oriuolo, per


iniziativa dell’Accademia degli Apatisti – “Apatisti” perché giudicavano “senza passione” le opere della letteratura – e consisteva nel proporre a una bambina un difficile argomento; ella doveva rispondere, alla maniera della Sibilla, con una singola parola, e due accademici dimostrare che la risposta era giusta a suon di sofismi, facendo sfoggio di erudizione e ingegno.
A parte questo, per un fiorentino, via sant’Egidio é quanto di piu normale si possa immaginare: anche tra le vie affini, non ha la vitalitá di una via Ghibellina, il carattere stretto e impertinente di un borgo Albizi, il mistero di una via dei Pandolfini. Le statue in alto al 12 (palazzo Galletti) chi le ha mai notate? Chi ricorda il palazzo dei Bardi? Eppure anche via sant’Egidio é profondamente, inequivocabilmente medievale e rinascimentale. Avrà anche lei, mi chiesi, per queste ragazze che vi camminano barcollanti, pigolanti, stringendo borsette viste ai Calzaiuoli (in vetrina) e comprate ai Calzaiuoli (dal senegalese), per questi ragazzi che paiono venire tutti dal Vermont, che gli basta una maglietta, al massimo una felpa, neanche fossero ai tropici, un sentore arcano e fiabesco? Possiamo anche immaginare come sia ai loro occhi una via della Condotta, una via delle Terme, strade strette che sanno stupirci di medioevo (alzi il capo e il muro di sassi, scopri, è una torre), ma via sant’Egidio? Col self service di merendine e pasta precotta? La troveranno incredibile, quando alzano ai palazzi gli occhi annebbiati di birra? Non ci è dato sapere; bisognerebbe chiedere al Sibillone, purtroppo non piú attivo da duecentocinquanta anni, circa.

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Una Risposta to “Le strade di Firenze – LXXXIII”


  1. […] Vanni Santoni – Le strade di Firenze: via Sant’Egidio […]


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