Le strade di Firenze – LXXXVI

marzo 17, 2010

VIALE MANFREDO FANTI (Corriere Fiorentino di domenica 14 marzo 2010)

Non sapevo neanche come si chiamasse, questo viale, eppure lo conoscevo bene: è quello che si percorre in un attimo, all’andata, quando usciti dalla passerella di ferro di Campo di Marte si va come falene verso i riflettori accesi dell’Artemio Franchi, e si arriva ai cancelli senza ben realizzare di aver effettivamente percorso un viale, e quello che si fa poi indietro, più spesso a capo basso che gai – non abbiamo mica scelto di tifare per una di quelle squadre a strisce, e meno male – e allora diventa lungo e buio e cupo: come martedì scorso.
Stavo perduto in mezzo alla marea viola che a capo basso usciva dall’Europa. Non chiacchierava, la marea: borbottava; c’era chi si consolava con un gelato al freddo, all’ombra degli striscioni “FINAL: MADRID 2010” che parlavano di cose già non più nostre, neppure nei sogni. Nel borbottio, era il trionfo delle recriminazioni; i bimbi, che ancora non avevano imparato a soffrire per bene, chiedevano ai babbi di questo o quel giocatore: i babbi rispondevano a mezza bocca, camminando e stringendosi per il gelo. I banchini


delle sciarpe e delle maglie con le loro lampade pendule erano diventati cimiteri, lampare di pescatori delusi all’alba; qualcuno cercava tra le ceste un ricordo: un tedesco, di certo. Alla scala di ferro, ammainati labari e ogni commenti, la marea si faceva nera di formiche, amara. Solo discesi dall’altra parte, lo stadio poteva dirsi superato, e allora timidi i primi pensieri d’altro genere facevano capolino nella testa di ciascuno.
Sono tornato sul viale Manfredo Fanti mercoledì (come tutti gli altri avevo percorso il viale afflitto da cupi pensieri e non avevo raccolto abbastanza elementi): ho notato i segni, le caratteristiche urbane, nel viale sgombro. La tripla alberatura, il campo d’atletica intitolato a Luigi Ridolfi, i condomini e i negozi, un ronzio di semaforo all’incrocio vuoto, e ancora oltre la fontanella (non funzionante, come tutte… che ci sia di mezzo la lobby delle bottigliette sovraprezzate?). Ho notato uno striscione sulle inferriate: “Poveri e onesti – Firenze con voi sempre – grazie lo stesso”. Ho superato case e condomini silenziosi, non passavano né uomini né mezzi; ho realizzato che forse mai mi ero spinto oltre il Bar Marisa, dove si ritirano i biglietti. “Resa Viola – Impresa UEFA”: gli striscioni si facevano più amari. Ho continuato. Poco dopo, quasi invisibile per come era scritto sottile sul bianco, un terzo striscione, dedicato a Prandelli. Vi ho letto: “…indossando per sempre il viola sarai il nostro onore… il nostro Ferguson…” e ho capito che le mie paure di abbandono sono largamente condivise. Ho continuato ancora un po’, mentre il freddo pareva quasi aumentare; la via curva, diventava parcheggio, ho scorto cassonetti, campini, panchine; un’idea di periferia agiata: mi sono voltato e sono tornato sui miei passi.

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6 Risposte to “Le strade di Firenze – LXXXVI”

  1. Fra. Says:

    Bellissimo pezzo. Sono cresciuto in quelle vie. Grazie!

  2. srmzts Says:

    m’inchino,
    e auspico l’imminenza
    de’lampredotti

  3. ZAL Says:

    A due passi da casa mia (ora dei miei).
    Ma davvero non sapevi come si chiamava?
    Grazie

  4. L'intruso Says:

    Per una volta siamo fratelli di sventura ed anch’io – gobbo – sto passeggiando lungo quel triste viale


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