Le strade di Firenze – LXXXVII

aprile 1, 2010

PIAZZA SAN LORENZO (Corriere Fiorentino di domenica 28 marzo 2010)

È una piazza difficile, piazza San Lorenzo, con quella facciata di pietra. Un milanese (o altro longobardo) vedendomi intento sopra un taccuino, e pigliandomi forse per uno storico dell’arte in azione documentaria, la indica e mi chiede come mai “l’abbiano fatta così”. Vagli a spiegare che, in buona sostanza, la facciata non venne mai fatta, e quello che vede non è altro il di sotto; vagli a raccontare la storia dei progetti di facciata che nei secoli vennero proposti: quello di Giuliano da Sangallo, quello dei due Sansovino, e ancora quelli di Baccio d’Agnolo, del Buontalenti, di Pasquale Poccianti e Alfredo Guidi. Non lo farei contento: è in cerca d’aneddoto, si capisce. Gli dico allora che è per simboleggiare l’umiltà del Cristo, e quello, ignaro della burla, se ne va via contento, passando sotto la statua di Giovanni dalle Bande Nere.
A onor del vero, però, non è solo la facciata senza marmi della prima chiesa fiorentina (almeno tra quelle documentate: fu infatti consacrata sedici secoli fa, nel 393) a fare di piazza San Lorenzo un luogo meno ambito delle sue sorelle Santa Croce, Santa Maria Novella e San Giovanni (o del Duomo). Vi si arriva infatti con le aspettative assai basse, da borgo San Lorenzo, forra del turismo più deteriore (pizzerie, magliette,


imbonitori, mostruose statue di cuoco, in resina, con appiccicati sopra i menu) e, giunti in piazza, ci si trova circondati di bancarelle che espongono tutte le stesse cinture, tutte le stesse maschere, tutti gli stessi scialle, le stesse borse, i medesimi ninnoli cinesi: l’avanguardia del mercatino omonimo. Se un tempo vi prosperavano anche banchi di abiti usati, oggi un’economia per buona parte parassitaria si distende in questa piazza: l’obiettivo non è far mercato, ma gabellare all’americano, al tedesco, al giapponese, questa o quella stola, questo o quel cinturino, la maglietta con la frase divertente o quella del calciatore europeo (che fior di souvenir fiorentino, tornarsene a Osaka con la maglia del centravanti del Barcellona!).
Il lato destro della basilica sfoggia impassibile equilibri perfetti; cupole e cornicioni montano e si accavallano in un trionfo di piani, angoli e rotondità, ma per cosa? Per guardare dall’alto il bianco sordido dei teli che coprono i banchi, i traffici tra capannelli, i poliziotti che li scrutano? Nel 1930, per permettere di goder meglio la vista della michelangiolesca sacrestia nuova, si buttarono giù un po’ di case (quelle dette “delle stimmate”, proprio lì sul lato destro); sarebbe oggi il caso di trovare diversa collocazione a un mercatino che da innumerevoli anni è, di fatto, scollegato dalla vita dei fiorentini. Giovanni dalle Bande Nere dal piedistallo punta intanto le bancarelle con sguardo truce: sarebbe da chiederlo al condottiero, che fare della piazza, anche se ho ragione di credere che i suoi metodi sarebbero fin troppo spicci.

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