Le strade di Firenze – XC

aprile 22, 2010

PIAZZA SANTO STEFANO (Corriere Fiorentino di domenica 18 aprile 2010)

A un passo dalle brutture di via Por Santa Maria (brutture incolpevoli, che quanto c’era di bello lo fecero saltare i nazisti nel ’44), si nasconde un gioiello. Si nasconde, sì, perché pare non entrarvi mai una sola persona. Io stesso scoprii per caso piazza Santo Stefano, arrivandovi non dall’accesso principale, quel vicolo omonimo che dà sulla suddetta strada, ma da dietro, passando da via dei Georgofili, una sera che vagavo vagheggiando. Non una persona viene ad ammirare la chiesa di Santo Stefano al Ponte, la sua architettura a linee spezzate, i rosoni a ruota di carro, le bifore eleganti, il tetto a capanna nobilitato dagli archetti, il portale in marmo bicromo, una porta bianca e verde che sa di Battistero e di Santa Maria Novella, e pare dire “siamo a Firenze, ciccio, ‘un te


lo dimenticare.”
Nell’ora che vi trascorro, taccuino in mano, mi diverto a sbirciare oltre l’angolo del vicolo omonimo, e veder passare frotte di turisti, vederli scorrer davanti all’apertura, verso Ponte Vecchio, intenti a divorare gelati, abbracciati tra fidanzati in quel modo che tanto faceva scuotere il capo a Pasolini, diretti magari ad agganciare un lucchetto alle ringhiere, manco fosse Ponte Milvio. Non entra nessuno. Qualcuno più accorto, a volte, nota il portone oltre il vicolo, si ferma magari a considerare la deviazione, ma poi immancabilmente procede, facendo uno sbuffetto, come a dire “be’ di cose antiche a Firenze ce ne son fin troppe.” Vi è qualcosa di sacro, e un poco intimidatorio, che tiene fuori i turisti da una piazza così facilmente accessibile: saran le tombe dei potenti (Gherardini, Girolami, Gucci, Riccomanni…), sarà lo spirito ancora arrabbiato di don Pietro Veneziani, che rimase in chiesa anche quando i tedeschi la fecero saltare, o per l’appunto l’eco delle antiche ferite: fatto sta che non entrano.
Vi entrano, a volte, i fiorentini: ci sono biciclette (per lo più vecchie bici da passeggio recuperate chissà dove e rese a nuova vita da una passata uniforme di bomboletta spray, il che ci suggerisce che vi abitino studenti) e, purtroppo, auto. Per quanto sia abituato ad aspettarmi di tutto in merito alle libertà concesse agli automobilisti in una città dalla quale dovrebbero essere semplicemente banditi, la presenza di sette auto in una perla minuscola come questa, peraltro circondata da zone interdette al traffico, mi lascia un poco perplesso, e mi chiedo come sia possibile. È presto detto: a un’occhiata ravvicinata, sei su sette di quelle auto hanno sul cruscotto il noto tagliando col simbolo della sedia a rotelle. Eh me la immagino, sì, la nonna invalida che gira in Smart e ha l’esigenza di fermarsi in centro il venerdì sera. Me la immagino proprio! Sarebbe meglio che, oltre ai turisti, non ci entrassero neanche i fiorentini, e piazza Santo Stefano fosse lasciata sola, nella sua ferita dignità.

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