Le strade di Firenze – XCI

aprile 29, 2010

PIAZZALE DI PORTA AL PRATO (Corriere Fiorentino di domenica 25 aprile 2010)

Sapendo che questa domenica sarebbe caduta il 25 aprile, avevo in mente da qualche settimana di dedicare la rubrica a una strada o una piazza che fosse stata teatro di momenti cruciali della storia della Resistenza fiorentina. La mia prima scelta era via Bolognese, sede di quella “Villa Triste” dove molti partigiani di ogni orientamento trovarono la tortura e la morte, ma via Bolognese è una strada lunghissima (arriva fino a Pian di San Bartolo!) e per farla tutta in modo adeguato avrei avuto bisogno di un’automobile e più tempo. La seconda scelta era via della Condotta, dove aveva sede il CLN, ma mi sono reso conto di averla già “coperta” in una precedente puntata.
Ho ripiegato allora su un luogo meno noto a livello di storia della Liberazione, ma non meno importante: quel piazzale di Porta al Prato che il 6 maggio 1944 subì


pesanti bombardamenti alleati (nonostante molti ferrovieri stessero lavorando per la Resistenza) e dove, la mattina dell’11 agosto 1944, si svolsero i primissimi combattimenti tra partigiani e paracadutisti tedeschi. Un luogo che, dal 1841, quando vi fu inaugurata la Leopolda, prima stazione ferroviaria di Firenze (e seconda in Italia: all’epoca esisteva solo la Napoli-Portici dei Borboni), fino alla seconda guerra mondiale, fu uno snodo chiave dei trasporti cittadini. La scelta fatta mi allieta perché mi permette di prendere la tramvia: dopo mesi a difenderla dai critici in buona e in cattiva fede, mi trovavo nella posizione un poco vergognosa di non averla mai utilizzata, non avendo conoscenti o affari a Scandicci. Così finalmente salgo sul mezzo (sì, è bella, cosa credevate?) e raggiungo la stazione PORTA AL PRATO – LEOPOLDA – PARCO DELLA MUSICA. Non hanno nulla di eccezionale, ma nel mio piccolo godo dei binari, delle centraline, dei display, di quelle infrastrutture insomma che suggeriscono l’essere in un paese, per così dire, evoluto.
La porta arnolfiana, residuo del secondo cerchio delle mura comunali, scapitozzata nel sedicesimo secolo per permettere il piazzamento dei pezzi di artiglieria, mi appare un poco spaesata in mezzo a quel traffico, ridotta quasi al ruolo di certi monumenti che si vedono al centro delle rotonde di periferia. Una lapide sul lato ricorda i caduti per la Liberazione di Firenze; sotto l’arco, regnano il guano e il sudicio (addirittura da una delle due porticine, semiaperta, si intravede che l’interno della Porta è usato a mo’ di discarica); intorno, il solito traffico e i soliti clacson. Tornando sui miei passi, scopro che la stazione dei treni di Porta al Prato è di nuovo attiva (era davvero molto che non passavo da questa parti, visto che la tratta Porta al Prato-Empoli è stata riaperta nel 2008) e che quindi, tra tram e treni, il piazzale è tornato a quel suo passato ruolo di snodo strategico, di crocevia per cui potrebbe anche valer la pena combattere.

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