Le strade di Firenze – XCII

maggio 22, 2010

VIA MARAGLIANO (Corriere Fiorentino di domenica 16 maggio 2010)

Parafrasando Manzoni si potrebbe dire: Maragliano, chi era costui? Esiste un Maragliano negli annali dell’arte, tale Anton Maria Maragliano, scultore a Genova, ma non è quello che dà il nome alla via (sarebbe del resto curioso, coi fior di scultori che abbiamo qua, andarne a cercare uno, e minore, altrove); c’è un luminare della medicina, Edoardo Maragliano, lui pure genovese, ma un simile toponimo si spiegherebbe al massimo a Careggi. No, il nostro Maragliano pare sia un altro, che non annovera gesta degne di esser ricordate: era semplicemente il proprietario del terreno oggi traversato dalla strada; la sua villa aveva sede proprio dove oggi c’è il caratteristico – mostruoso per alcuni, bello per altri – condominio porpora di piazza San Iacopino, e da quel punto fino a Novoli il Maragliano possedeva tutta la terra disponibile (e fece in modo di


guadagnarci tutti i soldi che poteva, edificando a più non posso). Nessuno si prese la briga di cambiar nome alla strada fino agli anni ’20, quando si tentò di cancellare la memoria dell’anonimo signor Maragliano intitolandola a un giovane fascista fiorentino ucciso a Sarzana. Caduto il regime, il Maragliano tornò imperterrito a galla, e con l’intenzione di rimanere.
Oggi la via è una direttrice interna, una vena di Firenze: insieme a via Monteverdi, via Galliano e via Toselli, una delle strade parallele all’Arno e che si buttano perpendicolari sul Mugnone, puntate esattamente a nordovest. Una volta, giorno di esame per me e di sciopero dei mezzi per la città, mi capitò di farla a piedi dal centro, cercando di ripassare mentre camminavo, e mi apparve lunghissima. Oggi la faccio sotto il sole ed è assai più breve e piacevole, sebbene patisca un poco lo smog. Non si pone male nei confronti della primavera: supero una gelateria e un giardino; alla facoltà di Biotecnologie, un cartello indica dove giunse l’acqua d’Arno nel ’66. È il primo che vedo fuori dal centro, e mi cade una fallacia dell’immaginazione, per la quale mi figuravo sempre l’alluvione in qualche modo circoscritta alla cerchia interna della mura.
Al 59 trovo quella che è forse la risposta al condominio di piazza san Iacopino – risposta sbagliata, verrebbe da dire – un palazzone bianco, irto di telecamere manco ci fosse dentro la Banca d’Italia. Unica visione piacevole, tre ragazze che prendono il sole nel suo giardino, una spianata di cemento con qualche fascia d’erba. E pensare che lì, meno di dieci anni fa, c’era il Bandone, uno spazio occupato dove in pochissimo tempo nacquero riviste, collettivi di artisti, gruppi musicali, e che fu soffocato con solerzia (e a suon di denunce) dall’amministrazione dell’epoca, sempre attenta a far sì che qualunque accenno di vitalità artistica a Firenze venisse eliminato sul nascere: del resto, in una via intitolata a uno speculatore edile, cosa ci potevamo aspettare?

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2 Risposte to “Le strade di Firenze – XCII”

  1. Fra. Says:

    Ho lavorato in via Maragliano e vissuto nei pressi. Ci sono stranamente affezionato, malgrado sia effettivamente bruttina, e io sono di quelli che considerano bello il melanzane al pistacchio che le dà l’abbrivio.

  2. sarmizeg Says:

    anche a me piace in realtà :) però il palazzo bianco non si può vedere


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