Le strade di Firenze – XCIII

giugno 26, 2010

PIAZZA DELLE PALLOTTOLE (Corriere Fiorentino di domenica 13 giugno 2010)

Così come alcuni dicono che la vista diretta di Dio annichilisca, e che l’uomo ne possa godere solo attraverso il creato, collezione di suoi riflessi e frammenti, così io all’osservare Santa Maria del Fiore, di fronte, da dietro o da sotto il Campanile di Giotto, visioni tutte da vertigine, preferisco assaggiarne lembi e scorci dalle viuzze e dalle piazze circostanti. Piazza delle Pallottole, nella sua metà più recondita (non dove si apre diretta sul Duomo, ma dietro la trattoria), è uno di questi luoghi. Da qui, se ci si colloca al punto giusto, sullo sbocco di via dei Maccheroni, si può scorgere un lembo di Cupola, giallastro nella notte alla luce dei faretti e la meringa del cornicione del Campanile, e godere della bellezza del Duomo senza esserne necessariamente schiacciati. Era forse


più facile osservarlo nel suo complesso mentre era ancora in costruzione: narra una leggenda che proprio dalla parte frontale di questa piazza, seduto su un sasso che poi ne prese il nome, Dante Alighieri solesse guardare la costruzione della Cattedrale. Si narra inoltre, a testimonianza della sua grande memoria, che un giorno mentre era assorto sul solito sasso, passò di lì un suo amico che gli chiese: “O’ Dante, icchè ti garba di più da mangiare?”
“L’ovo,” rispose il poeta.
L’anno dopo, lo stesso tizio ripassò di lì, e trovandolo ancora seduto sul suo sasso, gli fece: “Co’ icchè?”
“Co i’ sale,” rispose Dante senza fare una piega.
Ma come ho detto, il fronte della piazza, da cui si abbraccia intero il Duomo, è roba per sommi poeti. Io sono più a mio agio nel torbido retro, dove si arriva seguendo l’edificio rotondo nel quale gli scalpellini crearono le sculture per la decorazione di Santa Maria del Fiore e degli altri edifici della piazza, attività poi spostata nella Bottega dell’Opera del Duomo: mi accontento di guardare in alto stando lì in mezzo, tra le pareti coperte di manifesti, le scritte nascoste da pennellate di vernice di un giallo diverso da quello dei muri, il disegno bruttissimo di un volto tracciato a spray, i sacchi della spazzatura al suolo. Preferisco la forma anonima e irregolare di questo brano buio di piazza, dove nel 1528 Leone Strozzi uccise Giuliano Salviati: il Salviati, compagno di scorribande del libertino duca Alessandro de’Medici, aveva incontrato Luigia Strozzi, sorella di Leone, che tornava dal Perdono del Monte alle Croci e le aveva fatto proposte oscene. Saputa la notizia Leone si mise in cerca di questi, e qui lo trovò e lo pugnalò. Chissà, forse il Salviati oltre che le belle donne amava anche i begli scorci, e anche lui era venuto in piazza delle Pallottole, che certo anche ai tempi non doveva brillare per ordine e pulizia, per godere di quel pezzo di Cupola, di quel bordo di Campanile.

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4 Risposte to “Le strade di Firenze – XCIII”


  1. Eh sì che si sentiva la mancanza del Santoni :)

  2. Doriana Says:

    Bellissimo Vanni(s)^^


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