Le strade di Firenze – XCIV

giugno 28, 2010

VIA DEI CALZAIUOLI (Corriere Fiorentino di domenica 20 giugno 2010)

Abitandoci vicino, ho sempre provato un sommesso orrore per via dei Calzaiuoli: troppe volte mi è capitato di svegliarmi alla domenica dopo aver fatto le ore piccole, e, trascinatomi fuori alla ricerca di un caffè, trovarmi immediatamente immerso in una folla di persone dagli occhi febbrili, a caccia di oggetti da acquistare. Di questi giorni poi, la via è arricchita da quei curiosi individui che popolano la città durante Pitti, soggetti che paiono un ibrido tra un fotomodello, uno stilista e un DJ senza essere nessuno dei tre, e i miei risvegli domenicali sono anche più duri.
A volte mi capita di valutare se, tra le persone che la affollano, ve ne siano di ignare, gente che magari esce di casa pensando: “vediamo Firenze!”, arriva, e seguendo


il flusso della folla si ritrova suo malgrado in via dei Calzaiuoli, dove visiterà, nell´ordine, i seguenti monumenti: negozio di camicie, negozio di orologi, di biancheria, cambiavalute, negozio di borse, di argenteria, di ottica, scarpe, abbigliamento, bigiotteria, articoli da regalo, borse, occhiali, camicie, gadget, borse, orologi, trucchi, abbigliamento, biancheria, profumi, biancheria, borse, calze cravatte, bigiotteria, abbigliamento, bigiotteria, abbigliamento, gioielli, abbigliamento, orologi, scarpe, abbigliamento, cambiavalute, pelletteria, abbigliamento, guanti, gioielli, camicie, borse, tessuti, occhiali, scarpe, abbigliamento, ottica, cambiavalute, borse, cravatte (a un certo punto del tragitto rimarrà stranito a trovare qualche metro senza vetrine, e passerà oltre, non realizzando di trovarsi di fronte a Orsammichele).
Se ieri era il collegamento naturale tra i poli del potere religioso e quello politico, oggi via Calzaiuoli, sebbene il sindaco sia ancora a Palazzo Vecchio e l´arcivescovo non si sia mosso da piazza San Giovanni, è il collegamento tra i poli delle visite turistiche. Verrebbe da pensare che la sua condizione di via-vetrina dedicata alla spremitura di turisti e visitatori, derivi da questo non indifferente cambiamento di scopo. In realtà, sebbene abbia ricevuto inevitabili “colpi” al momento degli sventramenti ottocenteschi del centro, la via fu ampliata già nel quindicesimo secolo, e proprio per favorire le botteghe di abbigliamento e calzature che già allora vi avevano la sede. Il toponimo non mente, e testimonia la sua vocazione di sempre: chi ci dice che nel rinascimento non fosse ugualmente vana? Forse può dirci qualcosa in merito il tratto tra vicolo del Giglio e Orsammichele, che aveva nome corso dei Pittori: qui avevano infatti bottega, tra gli altri, Donatello e Michelozzo. Il problema quindi non è, come dicono alcuni, che Firenze è città di bottegai: lo è sempre stata. Il problema è che una volta era sì città di bottegai, ma anche di artisti.

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