Le strade di Firenze – XCV

luglio 20, 2010

VIA DEI TESSITORI (Corriere Fiorentino di domenica 11 luglio 2010)

Quando ho letto che il Renzi voleva cambiare nome a una via del centro, ho pensato “vai, si comincia con le bestialità.” L’idea di cambiare un toponimo del centro storico mi faceva venire i brividi: non sono forse scolpite in quei nomi le antiche mappe commerciali e politiche della città, le sue vicende, la sua storia? Non avevo ben presente quale fosse via dei Tessitori ma, leggendo che stava di là d’Arno, mi figuravo una di quelle vie antiche dalle parti di Santo Spirito, sede di arti d’altri tempi alla quali ora si negava il diritto alla memoria. Dal momento però che è impossibile scrivere una puntata di questa rubrica senza andare sul posto, una sera l’ho cercata sulla mappa e ci sono andato.
Per cominciare, era ben più a ovest di quanto immaginassi, parallela all’ultima tratta di borgo san Frediano. Ho risalito il borgo, ho svoltato su via del Drago d’Oro e ho raggiunto


la via. Come l’ho vista, ho capito che mi sarei ritrovato a spezzar lance in favore del sindaco. Per cominciare, è molto diversa da come uno può immaginarsi una “via dei Tessitori in Oltrarno”: niente alte pareti tra palazzi e torri, né archi, né botteghe su uno stretto corso: via dei Tessitori si presenta come un’anonima strada di servizio, tra un grosso stabile in ristrutturazione (e come sempre tocca scoprire dai cartelli dei lavori, per farne appartamenti, e non spazi per la gente o per la cultura) e il muro irto di aculei del cortile della scuola media Machiavelli (davvero c’è bisogno di simili spunzoni? Credevo che il problema fosse tenere i ragazzi dentro le scuole, non fuori). Sul muro, una serie di affissioni illustrano la modesta offerta musicale dell’estate toscana.
La attraverso fino a piazza dei Nerli: non c’è altro, né passa nessuno, in questa strada più che silenziosa: muta. Di certo non mi sento fremere dall’indignazione a immaginarla intitolata a don Cubattoli; inoltre non ha l’aspetto di una via che potesse ospitare laboratori artigiani. E infatti, dopo una breve ricerca storica, scopro che non è mai esistito a Firenze il concetto di “tessitori” come categoria distinta: pare che la tessitura venisse effettuata indistamente dalle varie arti (Lana o Por Santa Maria) o da tessitrici “indipendenti” che prendevano in affitto – e a caro prezzo – il telaio; Giotto, tra i tanti, era noto come proprietario di molti telai e spietato riscossore delle quote di noleggio. Scopro inoltre che la via è stata chiamata così solo nel 1881, in seguito allo spostamento coatto dei lavoratori dei tessuti (non tanto i tessitori, quanto purgatori, tintori e tiratori) dalla loro zona – Santa Croce, che si andava imborghesendo – a quella di san Frediano. Pertanto – benché l’area, specialmente l’attigua via di Camaldoli – fosse effettivamente abitata fin dal XIV secolo da persone dedite a mestieri legati al tessile – tocca ammettere che non vi sono reali vincoli storici, e ben si può accettare il nuovo toponimo. Solo, si cambi allora anche via dei Cardatori lì accanto, che altrimenti resta scempia.

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4 Risposte to “Le strade di Firenze – XCV”

  1. il Puntiglioso Says:

    Diverse inesattezze, per uno come me che studia la manifattura medievale fiorentina: tutta la zona era da almeno il XIV secolo una delle due principali aree dove si concentravano le abitazioni (e quindi i laboratori) dei tessitori di lana (specialmente nell’attigua via di Camaldoli). L’altra, per la precisione, era l’area intorno alla chiesa di San Barnaba, dietro San Lorenzo.
    Santa Croce non ha mai avuto tradizione di tessitori, semmai di purgatori, tintori e tiratori, attività che si svolgevano in stretta corrispondenza.
    Sul concetto di “tessitori” come categoria distinta, in effetti già dal Quattrocento inoltrato si vedono allentare le maglie delle Corporazioni maggiori, in modo da permettere agli addetti alle singole fasi della lavorazione modeste capacità di aggregazione “identitaria” (le rivendicazioni politiche Trecentesche erano ormai lontane…).
    Questo almeno vale per l’Arte della Lana o di Por Santa Maria, non per quella di Calimala, a cui i tessitori non furono mai soggetti.
    Sul concetto di “proletarizzazione” tardo medievale dei tessitori, molto ha influito una storiografia marxista che ormai è da considerarsi se non del tutto superata fortemente da ridimensionare.

    Per il resto, sì, via dei Tessitori è del tutto anonima. Molto più pittoresca l’adiacente via dell’Orto.

  2. sarmiz Says:

    Mentre pigiavo publish aspettavo nient’altro che questo commento :)


  3. Editato secondo direttive puntigliosesche.


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