Le strade di Firenze – XCVI

settembre 16, 2010

VIA PANZANI (Corriere Fiorentino di domenica 12 settembre 2010)

Via Panzani. Pur essendoci passato innumerevoli volte, andando o tornando dalla stazione, non avevo mai realizzato che costituisse un’entità distinta da via de’ Cerretani. C’è voluto un appuntamento quasi mancato (“ci vediamo all’inizio di via Cerretani”) per indurmi alla scoperta: cercando l’inizio di quest’ultima via ho realizzato che tra quel primo tratto che si diparte da piazza San Giovanni, e la sua continuazione, c’è una differenza, certamente di nome, e forse anche di nobiltà, sebbene questa possa essere solo un’impressione derivante dalla pedonalizzazione di piazza del Duomo, che dà respiro anche a via de’ Cerretani, e la fa apparire migliore. Per alcuni storici, il nome di via Panzani, la cui seconda metà si chiamava un tempo via de’Cenni, deriva da quello dei Firidolfi da Panzano, famiglia successivamente nota come Ricasoli, mentre per altri


l’origine del toponimo è assai meno nobile ed è da ricercarsi semplicemente in “pantano”. È certo probabile che il suo terreno, che a suo tempo stava fuori dalle penultime mura e dunque non aveva selciato, si trasformasse in palude a ogni minima pioggia.
Di certo oggi via Panzani è ancora un pantano, ma di turisti e smog – proprio l’amica londinese con cui avevo appuntamento mi ha detto che tra le ragioni per cui se ne tornerà in patria c’è “l’insopportabile aria velenosa di Firenze” – un pantano che i turisti stessi cercano di superare più rapidamente possibile, affastellandosi negli stretti marciapiedi, e in cui si sviluppa un tipo di commercio che è da un lato eco delle vie “buone” (i molti negozi di moda a poco, le “piccole marche”), dall’altro invece rimanda a quello della “zona della stazione”, con le insegne polverose o annerite dagli scarichi delle auto, la mutazione di birrerie e bar in luoghi bui e sordidi, tutti simili tra loro, coi pezzi di pizza fredda o di schiacciata esposti lì a sudare, gli empori e gli hotel di seconda categoria, tra i quali spicca – non per meriti ma per storia – il Tripoli-Italia, oggi chiamato “La Gioconda”, dove l’imbianchino ladro Vincenzo Peruggia nascose il capolavoro omonimo, dopo averlo sottratto al Louvre. Di certo oggi è una strada dove si ha voglia di trattenersi il meno possibile, che si stia andando dalla stazione al centro o dal centro alla stazione. Sarebbe facile infierire, ma la verità è che via Panzani per trovare (o ritrovare: chissà com’era ai tempi del soggiorno di Garibaldi, quando vi era esposto il gruppo di Ercole che uccide il centauro) una propria dignità, e tornare al proprio ruolo di atrio, di ingresso buono del centro storico, aspetta solo la pedonalizzazione, e dovremo di certo passare prima da quella di via de’Cerretani, poiché, si sa, qui da noi le cose giuste, le poche volte che si fanno, bisogna pure farle gradualmente.

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