Le strade di Firenze – XCVII

settembre 24, 2010

VIA GINO CAPPONI (Corriere Fiorentino di domenica 19 settembre 2010)

Non è una strada che si nota, via Gino Capponi: si diparte da piazza Santissima Annunziata e corre dritta, e a senso unico, verso i Viali; spesso neanche chi vi passa attraverso fa caso a lei. Nelle ore di punta tende a intasarsi, poiché funge, di fatto, da sfiatatoio del centro, e quasi sempre vi sfrecciano auto e motorini; un breve sfrecciare, perché in piazza Torino la nassa è quasi permanente: quando ci sono passato io, occluso tra la piazza e il viale c´era anche uno di quei bus scoperti “Florence Sightseeing”, ed era affascinante guardare le facce dei turisti che a loro volta osservavano il nodo di traffico, indecisi se fotografarlo o meno.
In tutto questo correre e affrettarsi fuori dal centro, via Gino Capponi tende a passare inosservata, a essere vissuta come un


corridoio, un mero accesso ai Viali. Vale dunque la pena percorrerla controcorrente, e provare a leggerla con maggiore attenzione. Per cominciare, a percorrerla verso il centro, la vista è allietata dalla cupola del Duomo all´orizzonte, tanto ben inquadrata da far sorgere il sospetto che questa via sia stata, a suo tempo, un accesso al centro, più che un´uscita. La seconda cosa che si nota, camminando a ritroso e senza fretta, è che via Gino Capponi corre in mezzo ai giardini: si noterà per primo quello dei Ruspoli, spoglio ma abbellito da statue di molossi, fauni e putti su pilastri, e poi quello dei semplici (la minuscola è voluta: i “semplici” non sono, come alcuni potrebbero pensare, un´antica famiglia fiorentina, ma le piante con virtù medicamentose, indicate nel latino medievale con la dicitura medicina simplex), e ve ne sono altri due sull´altro lato, nascosti alla vista dagli edifici: quello della Gherardesca, nientemeno, e quello dei Capponi, ad esso confinante. Il che ci porta al Palazzo di Gino Capponi: definito “ultimo patrizio fiorentino” dal Bargellini, e “il più grande italiano vivente” dal Thiers, il Capponi, intellettuale e politico il cui motto era “il mondo va innanzi a furia di buon senso”, riceveva i visitatori più disparati in questo palazzo, maestoso ma poco appariscente come strada che lo ospita. Qui venivano a cena tanto i granduchi come Leopoldo II quanto i rivoluzionari come il Guerrazzi, passando per i letterati più eminenti, come il Manzoni e il Giusti, che addirittura vi morì.
Superato lo stemma bianco e nero dei Capponi, la via perde di interesse, sia per certi eterni ponteggi sulla destra, sia perché la cupola del Brunelleschi, fattasi incombente, chiama a sé ogni attenzione, ben visibile di sotto il pontile di Maria Maddalena de’Medici, struttura questa che vale un´ultima nota: il pontile, ovvero quell’arco che attraversa la strada poco prima della sua fine, serviva a Maria Maddalena de’Medici, sorella deforme e con problemi di deambulazione di Cosimo II, per assistere alla messa nella Santissima Annunziata senza dover salire o scendere alcun gradino, e soprattutto per andarci senza essere vista, in linea col profilo riservato e poco appariscente della strada.

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