Le strade di Firenze – XCIX

ottobre 14, 2010

VIA DEI MALCONTENTI (Corriere Fiorentino di domenica 10 ottobre 2010)

Capita spesso che le strade prendano il nome da chi anticamente vi risiedeva, fossero essi gli esponenti di un’Arte o i frati di questo o quell’ordine; più rara è l’eventualità che una via prenda il nome da chi si limitava a passarvi, come accade per via dei Malcontenti. E di certo avevano ottime ragioni per essere malcontenti, quelli che passavano di qua: già condannati a morte, gli toccava pure di esser condotti al patibolo tra le ingiurie, le percosse e le sassate degli abitanti della via, affiancati da flagellanti nerovestiti e sottoposti a un’ultima beffa: la messa dei morti per loro stessi, nella cappella dei Neri. Né la via contribuiva ad alleggerire gli animi: da un lato le finestre erano quelle di un’ospitale per orfani e infermi fatto costruire dall’Arte dei Tintori, dall’altro erano quelle di un
lazzaretto, un ospitale per ammorbati. Anche l’odore non aiutava: oltre al lazzaretto, che di certo non doveva brillare per le sue esalazioni, in via dei Malcontenti c’erano i laboratori dei succitati tintori – il loro stemma, uno scudo con pillo e mazzapicchio incrociati, è ancora visibile all’inizio della strada – che usavano l’urina come mordente per il colore, con effetti olfattivi facilmente immaginabili.
Così oggi


ripercorro quella via, sulle orme delle comitive dei condannati, quasi aspettandomi che qualcuno spunti da un portone per mollarmi una sassata o un calcione nel didietro. Prima di arrivare in via dei Malcontenti, supero l’Oratorio della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio, dove avevano la propria sede proprio quei “Neri” che seguivano i condannati affiancando alle botte che quelli ricevevano con ricchi flagellamenti su loro stessi. Avanzando, noto un curioso fenomeno: anche oggi la strada è popolata di comitive, lunghe colonne di stranieri che la percorrono dai parcheggi per pullman sui viali verso il centro, in senso opposto quindi al mio e a quello dei condannati, che andavano verso porta della Giustizia, fuori dalla quale ristavano i patiboli.
Cammino lungo i muri intonacati dei due antichi ospedali, e mentre il sole cala dietro di me, mi volgo al profilo di Santa Croce, in fondo, e davvero mi sembra di lasciarmi dietro la grazia di Dio, né mi confortano i tabernacoli.
Da metà la strada si fa cupa, e muta, ma non sia mai che una via di Firenze non covi un tesoro (se non è già un tesoro il fatto stesso di dedicare, di fatto, una strada alle locali vittime della pena di morte): subito fuori, dall’angolo con quella piazza Piave ridotta a uno svincolo, mi saluta la Torre della Zecca, superstite dell’abbattimento delle mura effettuato nel 1871; oggi, così vicina alla strada, quasi pare dire “scusate se ci sono”. Cerco invano intorno alla torre uno di quei cartelli con le nozioni storiche, e fatto il giro ripiego sui miei passi, per via dei Malcontenti: a farla indietro così, col sole basso in faccia, e davanti a me gli odori di cibo del mercatino di Santa Croce che si avvicinano, pare quasi di farsi beffe dei malcontenti, ai quali non fu concesso mai il privilegio del ritorno.

Annunci

Una Risposta to “Le strade di Firenze – XCIX”


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: