Le strade di Firenze – CI

novembre 5, 2010

VIA GUELFA (Corriere Fiorentino di domenica 24 ottobre 2010)

Da sempre il nome di via Guelfa mi suscita emozioni profonde e di difficile interpretazione; sarà che ci venivo da ragazzo – qui ebbe la sua prima sede il negozio di giochi Stratagemma – sarà che unisce via Nazionale e via Cavour, primi punti di riferimento chiari nella mia percezione di una Firenze centrata sulla stazione ferroviaria da cui ogni giorno arrivavo, ma via Guelfa da sempre per me rappresenta Firenze, e il suo carattere è imprescindibile da quello della città, e quando ci passo, nonostante la mia fede saldamente ghibellina, inevitabilmente mi si scalda il cuore.
Eppure, mi si dirà, via Guelfa non è in buona salute. Qualcuno tirerà fuori quella parola magica, “degrado”, che tanto piace agli amministratori di ogni colore, e in effetti un elemento di degrado c’è: i finestroni murati di quello stabile, già convento benedettino, convento francescano, manifattura tabacchi, ospizio per sfollati e sfrattati, polo didattico, caserma mai finita,


dedicato a sant’Orsola, la santa che che un antico errore di trascrizione (una sua compagna si chiamava Undecimilla) volle a capo di undicimila vergini finite tra le grinfie degli unni. Degrado che però si vocifera sia vicino alla fine, con l’imminente rilancio dello spazio.
Torno in via Guelfa oggi, arrivando proprio dal lato di Sant’Orsola, e ammetto che, al di là del convento da rilanciare, la strada non si presenta bene, ma la verità è che qui vedi la città cambiare, e non sempre il cambiamento è gradevole agli occhi: scopro i primi parrucchieri a 10 euro (quasi quasi entro anch’io, poi il taglio a pentola in corso su un cliente mi fa desistere), vedo gomito a gomito la trattoria toscana e il negozio di telefonia mediorentale, il colorista storico e il negozio hip hop, l’alimentari coi covaccini e la bigiotteria cinese, i negozi di elettrodomestici aperti negli anni ‘60 e i kebabbari degli anni duemila, gli empori di gadget e la farmacia fondata nel 1427. Siamo certi che il vero degrado non siano i palazzi storici svenduti, più che la normale mutazione del tessuto urbano, per quanto ci colpisca passare di qui e leggere cartelli in alfabeti che non conosciamo, o altri che avvertono che “ang mba magulang, ninong at ninang ay kihakailangang”? Da qui poi, e forse è questa – una segreta nostalgia degli anni universitari – la ragione delle emozioni che ancora la strada mi suscita, si vedono scendere gruppi di studenti che da Brunelleschi o San Gallo ripiegano verso la stazione o cercano un pranzo a poco: un segno di vita che il centro mostra sempre meno, vittima di sogni di “campus” fatti da gente che non ha mai riflettuto veramente sulle differenze urbanistiche, strutturali e storiche che passano tra Firenze e Houston, Chicago o San Diego. Il convento di sant’Orsola e il suo progetto di riapertura stanno fortunatamente lì a testimoniare che il modo migliore per combattere il degrado del centro è usare gli spazi che già ci sono, e restituire la città a chi la abita e la vive: speriamo che non sia un episodio, ma il segno di un nuovo corso (e speriamo che vada tutto come previsto, visto che per ora c’è solo una schiera di finestroni murati).

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2 Risposte to “Le strade di Firenze – CI”


  1. Oddio, non vorrei sbagliare, ma mi pare proprio che il primo Strata fosse in via Giusti e che in via Guelfa, non ci sia mai stato.

  2. srmzgts Says:

    hummmmmmmm
    sai che forse hai ragione? E se fosse stato in entrambe?
    dovrò appurare.


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