Le strade di Firenze – CII

novembre 11, 2010

COSTA DI SAN GIORGIO (Corriere Fiorentino di domenica 31 ottobre 2010)

Qualche giorno fa mi trovavo in Santa Felicita per vedere il Pontormo, ché dopo aver ammirato da vicino i “tondi” degli evangelisti alla mostra del Bronzino non volevo privarmi della Deposizione a cui normalmente fanno cornice. Soddisfatto della visione e uscito in piazza, mi è venuto naturale passare sotto l’arco e giungere nell’attigua piazza dei Rossi. Da lì, sulla destra, mi ha chiamato la costa di San Giorgio: non ricordavo quella stretta via che dalla piazza pare inerpicarsi per pochi metri e invece corre lunga e alta fin sopra Firenze, fino al Forte Belvedere dove il granduca Ferdinando II aveva spostato la famiglia per sfuggire alla peste del 1633, e la curiosità è stata sufficiente a farmi intraprendere la salita, nella sera che intanto scendeva.
Poco dopo aver imboccato la costa ho incrociato un ometto che veniva in città, e sarebbe stata l’unica presenza umana da lì fino alla porta di San Giorgio. Questa mia solitudine ha dato maggior forza al carattere onirico della via: la costa di San Giorgio è infatti uno di quei posti in cui Firenze


smette d’esser Firenze; scali la costa, sbuffi per la salita tra le strette pareti di case, e sei a Perugia, o a Siena, se non addirittura a Lisbona.
Dalle scalette che ogni po’ di metri si aprono sulla sinistra, si scorge però la lanterna di Palazzo Vecchio, come se venisse a richiamarti all’ordine, a dire: di che ti stupisci? Dentro Firenze c’è ogni città. Non pago, ho continuato a salire. Ho superato un tunnel che porta a delle abitazioni (ben nove, a giudicare dai numeri civici) senza però poter esplorare altrimenti, per cagione di una cancellata, e poi la chiesa dei santi Giorgio e Francesco; a ogni passo mi pareva di lasciarmi dietro non solo la città, ma anche ogni preoccupazione e affanno dell’esistenza, come se la costa di San Giorgio fosse una scala di Giacobbe puntata verso un piano d’esistenza più lieve e puro.
A un certo punto la costa fa una cunetta, finge la pianura, e poi riparte su, verso le zone che già preludono al Forte Belvedere. Io non smettevo di salire: iniziavano a vedersi anche case mezze abbandonate ed ero ormai preso dal sogno, esploratore di una città altra, nella quale spazio e tempo si confondevano. Ho superato Galileo, che ancora osservava dal tetto di casa sua i satelliti medicei, e poi ho scorto gli ulivi: erano solo lì ad abbellire il giardino di una villa, ma è stato come vedere la costa aprirsi alla Toscana. Villa Bardini è stata l’ultima visione, poi, dopo aver scarpinato per ancora qualche decina di metri, di fronte a me si è innalzata la Porta di San Giorgio. Non ho osato varcarla, per tema di una troppo brusca fine del sogno; mi sono voltato e ho cominciato a procedere a ritroso, e come forse accadeva a Ferdinando II quando andava visitare gli appestati – la famiglia stava al Forte, ma lui ogni giorno scendeva in città per dare disposizioni – la discesa non è stata lieve: ad ogni passo mi tornava la sensazione della città, e con essa quella della vita e delle sue incombenze.

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2 Risposte to “Le strade di Firenze – CII”

  1. ciumeo Says:

    Ottimo.

  2. Giu' Says:

    questa è poesia!


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