Le strade di Firenze – CIV

novembre 23, 2010

VIA DELL’OLIVUZZO (Corriere Fiorentino di domenica 14 novembre 2010)

Mi scrive una lettrice che questa rubrica non avrebbe mai toccato Soffiano. Ho controllato su una mappa, ed è vero: l’ho al massimo costeggiata, quando ho “coperto” via Pisana.
Mentre controllavo, poi, ho dovuto ammettere a me stesso che di Soffiano non sapevo niente. Dalla mia avevo solo un ricordo: anni fa avevo una fidanzata che abitava in via Fra’ Diamante e una volta che qualcuno le attribuì la cittadinanza dell’Isolotto, ella rivendicò la sua soffianesità.
Da lì dunque sono ripartito nella mia esplorazione, presumendo che la suddetta via fosse in mezzo a Soffiano (anche sulla mappa, il nome del quartiere stava proprio lì).
Arrivato in via Bronzino, quasi a quel bivio con via Fra’ Diamante che ricordavo dagli anni della gioventù, ho visto un cartello con una freccia e


la scritta “Soffiano”, indice dunque che il luogo era ancora da raggiungere. Mi è preso allora il dubbio di ricordare male, che quella storia di Soffiano non fosse che la memoria fuori contesto di una frase, o uno di quei falsi ricordi che a volte la mente si diverte a creare. Ho fermato allora un’anziana.
– Scusi, questa è Soffiano?
Quella mi ha guardato come se fossi stato matto, poi mi ha risposto:
– No, Soffiano è in campagna.
– In campagna?
– Ci sono nata: lo saprò? Lei prosegua. Prosegua! – mi ha intimato.
Ho obbedito alla vecchietta e mi sono così ritrovato in via dell’Olivuzzo. L’ho percorsa per un poco, e lo slargo dove incrociava via Starnina aveva una banca, un orafo, negozi di abbigliamento, poco più in là una Conad. Tessuto commerciale da centro di un quartiere. Ho fermato un postino.
– Salve, mi scusi. Questa è Soffiano?
– Questo è il cuore di Soffiano.
Ecco un uomo che parla chiaro, ho pensato. Campagna, però, non se ne vedeva. Ho percorso via dell’Olivuzzo in lungo e in largo; in fondo, i negozi scomparivano e diventava zona esclusivamente residenziale. Condomini puliti, dall’aria nuova. Ecco dunque la campagna di quell’anziana signora, trasformata in case e giardini eppure ancora reale nella sua idea del quartiere; dietro il palazzo che chiude via dell’Olivuzzo ho scovato una stradella, via Bernardo Daddi, dove resiste un edificio rurale, una cascinetta come quelle che ancora punteggiano le zone non inurbate della Toscana.
Ripiegando verso il centro, un altro scorcio ha chiamato la mia attenzione: ho fatto capolino in una strada laterale, priva di nome, e ho trovato tra le case un isolato di verde, con un albero di fico un po’ spelato in mezzo ai logli e alle gramigne. Poco oltre il fico c’era un orto, e un’anziano che ci lavorava, come doveva averci lavorato prima che esistessero i palazzi lì attorno a lui.
Solo più tardi, dai libri, ho scoperto che col nome di Soffiano (da praedum soffianum, ovvero podere di Sulfius) viene indicata tutta quella zona che si estende intorno al Cimitero della Misericordia e alla collinetta dove sorge la chiesa di Santa Maria, zona dove non mancano certo i campi e gli orti, ma nulla mi toglie dalla testa che la campagna di cui parlava la vecchietta fosse quella che oggi non c’è più.

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