Le strade di Firenze – CVII

dicembre 20, 2010

PIAZZA DELLA CROCE AL TREBBIO (Corriere Fiorentino di domenica 5 dicembre 2010)

Piazza della Croce al Trebbio è un luogo dove infinite volte sono passato e altrettante ho sentito il desiderio di fermarmi, ma ogni volta era impossibile: le auto svicolano incessanti, la gente che dalla zona di piazza della Repubblica si dirige alla stazione inizia proprio qui ad accelerare il passo, cosicché non si può fare a meno di essere catturati dal flusso e lasciarsi ben presto dietro la piazzetta e la sua colonna. Più volte mi sono ripromesso di soffermarmi, la prossima volta che ci fossi passato, e ogni volta ho mancato a tale proposito.
La colonna, sulla cui sommità c’è una croce trilobata protetta da un tettuccio medievale, domina quello che altrimenti sarebbe solo un trivio, o trebbio – sebbene oltre all’incrocio tra via delle Belle Donne e via del Moro di qui si diparta anche via del Trebbio, e tra tutte fanno cinque strade. Si dice che sia stata eretta per celebrare i cavalieri cattolici dell’Ordine di Santa Maria, che qui nel 1244 colsero e sgominarono


un gruppo di eretici patarini, eretici ai quali evidentemente nella Firenze dell’epoca si dava una caccia senza quartiere, giacché un altro cruento scontro con costoro si ebbe addirittura dentro Santa Reparata.
Lo stile romanico del capitello con i simboli dei quattro evangelisti suggerisce tuttavia che la colonna esistesse da prima; un tempo magari l’impressione era falsata da una seduta circolare in stile rinascimentale, la quale venne rimossa solo nel 1966, quando, nel corso dei restauri successivi all’alluvione, venne alla luce il capitello rovesciato, pure romanico, alla base della colonna.
Il fatto che vi fosse una seduta rinforza la mia sensazione che questo, nonostante le cinque strade, non sia un semplice passaggio, ma un luogo in cui fermarsi. Vale anche la pena di ricordare che il toponimo di via delle Belle Donne venne più volte ricondotto (sia pure erroneamente) alle “donne da trivio” che evidentemente proprio a questo trebbio sostavano ed esercitavano la professione; pare che il Duca di Atene in particolare vi venisse spesso per godere dei favori di una certa fanciulla di cui si era infatuato, al punto che un gruppo di congiurati proprio qui lo attese, una notte, con l’intento di ammazzarlo, ma proprio quella volta il tiranno boicottò il Trebbio. Chissà, forse in favore delle ragazze del postribolo che lui stesso aveva istituito fuori le mura, nel 1342.
Dunque, un luogo in cui fermarsi (anche a rischio di essere uccisi), non fosse che oggi è impossibile: d’estate i tavolini della trattoria, che pure danno allo scorcio un carattere montmartriano non disprezzabile, occupano tutto lo spazio; d’inverno, ovvero in questo momento, la piazzetta è ridotta a un deposito: attorno alla colonna sono parcheggiate biciclette, motorini e addirittura una di quelle orrende automobiline 50cc, orgoglio degli adolescenti più viziati; poco più in là un enorme ombrellone è mollato lì a coprire un mucchio di vasi. Ancora una volta arrivo in piazza della Croce al Trebbio e mi scopro a proseguire per la mia strada.

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